Export in affanno in Veneto. Il trend in discesa della Regione si mantiene costante, a dimostrarlo i dati Istat pubblicati in mattinata che fotografano l’andamento dell’ultimo anno. Dopo il picco del 2022 (quasi 80 miliardi di export per il Veneto, possibile rimbalzo post-pandemia), è iniziata la caduta che porta il Veneto a registrare ancora una volta il segno negativo: -0,9% rispetto all’anno precedente (-2,7% sul 2023) nonostante nel 2025, l’Istat rilevi una crescita dell’export nazionale in valore del 3,3%. L’aumento delle esportazioni è marcato per il Centro (+13,2%), più contenuto per il Sud (+3,2%), il Nord-ovest (+2,3%) e il Nord-est (+2,0%), ma il confronto con il vicino Friuli-Venezia Giulia (+17,8%) è d’obbligo. Per il Friuli Venezia Giulia, il raddoppio è segnato dalla voce “Altri mezzi di Trasporto”, con la cantieristica navale e “mobili e arredo”. Vanno meglio anche i due principali competitor del Veneto, la Lombardia segna un +1,8%, mentre l’Emilia Romagna +0,7%, il distacco si accentua, pur mantenendo sempre il Veneto il terzo posto per export in Italia con un valore di 77,3 miliardi (12,6% contro il 13,4% di Emilia Romagna e il 26,5% di Lombardia).
Contrariamente agli anni precedenti, questa volta il crollo delle esportazioni è verso i paesi Extra Ue (-4%) perché con l’Europa gli scambi tengono (+1,4%). In Germania, il Veneto esporta beni per 10 miliardi di euro, sul 2024 c’è una lieve ripresa (+0,5%), con la Francia sale a 8,8 miliardi (+1,4%), bene anche la Spagna con cui le esportazioni venete sono cresciute del 6% (4,2 miliardi). Si conferma la flessione dell’export verso gli Stati Uniti, il cui valore di beni esportati scende a 6,7 miliardi (-6,5%), Regno Unito (-15,9%) e Cina (-11,5%). Ottime le performance del Veneto in Polonia (+7,3%), il valore di beni arriva a superare i 3 miliardi e verso gli Emirati Arabi (+15,7%), a sorpresa in flessione l’interscambio con la Turchia, l’export perde l’8,6%. Nuovo exploit del Veneto verso l’ India che da quest’anno rientra tra i primi 25 Paesi per export con il Veneto (+26%).
A fine 2025, l’export Veneto con i paesi del Medio Oriente pesa 4,3%, si attesta a 3,3 miliardi ed è in crescita di +1,3% sul 2024. (NB secondo la classificazione Istat comprende: Emirati Arabi, Armenia, Arabia Saudita, Georgia, Israele, Quatar, Iraq, Iran, Siria, Palestina, Yemen, Giordania, Libano, Kwait, Azerbaigian, Bahrein, Oman).
Sul fronte della dinamica delle esportazioni manifatturiere pesa la flessione del comparto articoli in pelle, accessori e calzature (-6,9%, l’abbigliamento tiene), mobili e arredo (-4,5%), altre industrie manifatturiere -1,1% (tengono i preziosi ma flettono le forniture medico-dentistiche), -0,2% per le apparecchiature elettriche e -3,7% per i prodotti della metallurgia. Bene, invece, l’export di apparecchiature e macchinari (+1,5%), mentre i prodotti alimentari (+7,9%) non sembrano conoscere crisi.
«I dati sull’export ci ricordano che competere sui mercati internazionali significa convivere con cicli e cambiamenti continui – chiarisce Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – le imprese artigiane devono rafforzare sempre di più una vera cultura del mercato globale: nessun mercato è acquisito per sempre e ciò che oggi cresce domani può rallentare. La ripresa degli scambi con i partner dell’Unione europea è un segnale positivo, perché il mercato europeo resta il primo spazio naturale per le nostre imprese. Allo stesso tempo è fondamentale presidiare più fronti e continuare a esplorare nuove destinazioni commerciali, senza timore di guardare a economie emergenti come India, Messico e Indonesia. Resta però centrale il tema dell’energia: per molte lavorazioni artigiane, il gas non è solo un costo, ma un fattore strutturale del processo produttivo, e senza una strategia sul prezzo dell’energia, il rischio è di indebolire intere filiere manifatturiere del Veneto. Edilizia con l’alluminio, artistico, meccanica sono filiere che dipendono da materie prime che il Veneto per la maggior parte importa – conclude Boschetto – e quando il gas aumenta improvvisamente, il margine delle imprese viene eroso immediatamente, perché i prezzi di vendita non possono adeguarsi con la stessa velocità.»




