Imprenditoria under 35 in Veneto: tra contrazione e resilienza, il confronto tra Rovigo e Padova
Nel Veneto l’imprenditoria giovanile continua a rappresentare un indicatore sensibile dello stato di salute del tessuto economico locale. I dati più recenti evidenziano una dinamica complessa, fatta di contrazioni significative ma anche di segnali di tenuta e, in alcuni casi, di rilancio. Il confronto tra le province di Rovigo e Padova restituisce con chiarezza questa doppia lettura.
Nel Rodigino il calo appare netto e strutturale. Al 31 dicembre 2025 le imprese guidate da under 35 sono 1.476, con un tasso di imprenditorialità del 6,8%. Rispetto al 2015 la contrazione raggiunge il 39%, ben oltre il calo complessivo delle imprese (-15,1%). Anche il confronto con il periodo pre-pandemico conferma la tendenza negativa: -25,3% rispetto al 2019 e -4,9% rispetto al 2024. Un dato particolarmente significativo se si considera la sostanziale stabilità della popolazione giovane (-1,7% rispetto al 2019), che indica come le criticità siano legate più al contesto economico che alla dinamica demografica.
Diverso, ma non privo di criticità, il quadro padovano. Qui le imprese giovanili attive sono 6.060, con un tasso medio di imprenditorialità del 7,3%, superiore rispetto a contesti più periferici. La flessione nel lungo periodo è più contenuta: -17,8% tra il 2015 e il 2025. Negli ultimi anni il sistema mostra una maggiore capacità di tenuta, con un calo del -2,8% rispetto al 2019 e del -1,8% rispetto al 2024, sostanzialmente in linea con l’andamento complessivo delle imprese. Un risultato che riflette probabilmente una struttura economica più diversificata e attrattiva.
In entrambe le province, tuttavia, emergono fattori comuni che incidono sulla capacità dei giovani di avviare o consolidare un’attività imprenditoriale: accesso al credito, instabilità economica, cambiamenti demografici e attrattività dei territori. Elementi che, combinati, contribuiscono a frenare la propensione imprenditoriale delle nuove generazioni.
L’analisi territoriale interna evidenzia inoltre forti differenze locali. Nel Rodigino il Basso Polesine mostra una maggiore vitalità, con un tasso di imprenditorialità del 7,9% e una propensione elevata (57,4 imprese ogni 1.000 giovani), nonostante la riduzione della popolazione giovanile. Più critica la situazione del Medio Polesine (-29,7% di imprese giovanili), dove si registra un disallineamento tra crescita della popolazione giovane e opportunità economiche. L’Alto Polesine si colloca in una posizione intermedia.
Anche nel Padovano il quadro è eterogeneo. L’area dei Colli Euganei (+9,4% rispetto al 2019) e l’Alta Padovana (+3,5%) mostrano segnali di dinamismo, mentre la Bassa Padovana (-12,3%) e il Piovese (-5,9%) evidenziano una contrazione più marcata. L’area centrale del capoluogo, pur concentrando il maggior numero di imprese giovanili (2.379), registra una lieve flessione (-2,0%), a fronte però di una crescita significativa della popolazione giovane (+7,8%).
Dal punto di vista settoriale, il trend appare coerente tra i due territori: accanto a una presenza ancora rilevante nei comparti tradizionali – agricoltura e commercio nel Rodigino, commercio e costruzioni nel Padovano – emerge una crescente concentrazione nei servizi. Le attività amministrative e di supporto, i servizi alla persona, l’alloggio e la ristorazione e le attività professionali, scientifiche e tecniche mostrano i livelli più elevati di imprenditorialità giovanile. Un segnale di progressivo spostamento verso ambiti a maggiore contenuto di competenze e flessibilità.
Il dato forse più rilevante riguarda il rapporto tra giovani e impresa. Nel Padovano, a fronte di un aumento della popolazione under 35 (+3,8% rispetto al 2019), le imprese giovanili diminuiscono (-2,2%), indicando che una quota crescente di giovani non sceglie la via imprenditoriale. Nel Rodigino, invece, la stabilità demografica non riesce a compensare la forte contrazione delle attività, rafforzando l’idea di un contesto meno favorevole all’iniziativa economica.
In questo scenario si inserisce anche il tema della mobilità dei talenti. «Ad andare all’estero e a non tornare più non sono solo i futuri lavoratori dipendenti, ma anche i futuri imprenditori», osserva Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo, richiamando il costo della fuga dei cervelli per il Veneto, stimato in 1,5 miliardi di euro l’anno. Un fenomeno che si intreccia con quello che definisce “inverno demografico delle imprese”, considerando che una quota rilevante del tessuto imprenditoriale è oggi guidata da over 65.
Da qui la necessità di un cambio di approccio nelle politiche di sostegno. «Non bastano interventi una tantum – sottolinea Montagnin – ma servono strumenti in grado di garantire stabilità e continuità nel tempo: agevolazioni fiscali strutturali, accesso facilitato al credito, fondi di rotazione. Non si tratta di costi aggiuntivi, ma di investimenti per il futuro del nostro tessuto economico».
Il confronto tra Rovigo e Padova mostra dunque due velocità diverse, ma una stessa sfida di fondo: creare le condizioni perché fare impresa torni a essere una scelta concreta e sostenibile per le nuove generazioni. Perché, al di là dei numeri, è proprio sulla capacità di attivare energie imprenditoriali che si gioca una parte rilevante del futuro dei territori.




