Confagricoltura Veneto all’European Carbon Farming Summit

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Confagricoltura Veneto all’European Carbon Farming Summit: il Veneto al centro della sfida europea per il clima. A Padova le voci degli agricoltori veneti e il know-how maturato nei progetti europei Horizon Europe sul carbon farming e la salute dei suoli

Confagricoltura Veneto è tra i protagonisti dell’ European Carbon Farming Summit, l’evento internazionale organizzato nell’ambito del progetto europeo Credible (finanziato da Horizon Europe) che riunisce fino al 19 marzo a Padova Congress, il centro congressi di Fiera di Padova, gli stakeholder del carbon farming da tutta Europa e oltre. Per la prima volta l’Italia — e il Veneto in particolare — è al centro di questo appuntamento globale, co-organizzato da Confagricoltura Veneto con il sostegno di Veneto Agricoltura.

L’evento è strutturato in 44 conferenze nell’arcodi tre giorni, con la partecipazione di figure di alto profilo istituzionale e scientifico europeo e internazionale.Tra questi Kurt Vandenberghe (Direttore Generale DG CLIMA della Commissione Europea), Elisabeth Werner (DG AGRI), Massimiliano Giansanti (Presidente di Confagricoltura), rappresentanti del Joint Research Centre e di primarie realtà private come Royal Canin (Mars Inc.).

Il Veneto e i suoi numeri nella carbon economy

Il Veneto dispone di un patrimonio naturale e agricolo straordinario per sviluppare pratiche di carbon farming. I dati parlano chiaro: la regione conta su oltre 800 mila ettari di superficie agricola coltivata (SAU), 470.000 ettari di foreste (11 milioni di ettari in Italia), 18.000 ettari di ambienti lagunari e vallivi che rappresentano potenziali pozzi di carbonio (carbon sink) di grande valore ecosistemico.

Già oggi nel Veneto sono numerose le aziende agricole che praticano tecniche rigenerative e conservative (vedi tabella di seguito). I modi più comuni sono: il rimboschimento di terreni agricoli, la riforestazione, l’agroforestazione che coniuga la produzione agricola con la presenza lungo gli appezzamenti di filari alberati. Tra le pratiche di agricoltura conservativa ci sono le lavorazioni dei terreni accompagnate dall’inserimento di colture intercalari che vengono sovesciate per arricchire i terreni di sostanza organica; come pure la conversione di terreni coltivati in prati e pascoli permanenti. Il sequestro di carbonio nei terreni agricoli può avvenire anche mediante l’inerbimento di frutteti e vigneti oppure inserendo nelle rotazioni agrarie delle foraggere o delle leguminose.

Oltre che nel terreno, la CO2 può essere stoccata per lunghi periodi anche all’interno delle produzioni stesse, come potrebbe essere il legno delle foreste o anche il legno delle coltivazioni di pioppo o di altre essenze legnose a ciclo breve, il cui carbonio verrà trattenuto per decenni (almeno 35 anni prevedono le norme dell’Unione Europea) all’interno di manufatti come travi, coibentazioni e mobili di arredamento.

«Il carbon farming – spiega Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente Confagricoltura Venetonon è per il settore agroforestale il nuovo Eldorado, ma rappresenta una sfida importante che guarda al futuro del pianeta con l’ambizione di coniugare produzione e sostenibilità. Confagricoltura Veneto – insieme a Veneto Agricoltura e alle Università – è in prima linea in questa sfida, con i propri associati, con i progetti europei e con la ricerca sul campo. Sicuramente i metodi di certificazione dei crediti vanno messi a punto per essere riconosciuti universalmente validi e, soprattutto, devono essere alla portata delle aziende agricole anche per quanto riguarda i costi. Insomma, il cammino avviato è impegnativo ma fa intravedere delle opportunità per l’ecosistema e anche per le aziende.»

«Il Carbon Farming rappresenta una grande opportunità per riconoscere e valorizzare il contributo degli agricoltori alla lotta al cambiamento climatico. Tuttavia, l’obiettivo dev’essere quello di creare un mercato funzionante e bilanciato. Per questo servono indicazioni chiare circa la domanda e il valore dei crediti di carbonio, affinché, nell’ambito della filiera agroalimentare, non siano solo gli agricoltori a farsi carico di investimenti e rischi di impresa. La responsabilità deve essere condivisa così come i benefici, economici ed ambientali.» commenta Massimiliano Giansanti, Presidente Confagricoltura.

«Siamo orgogliosi che un appuntamento internazionale di questo prestigio abbia scelto proprio Padova Congress per il suo debutto nel nostro Paese – dichiara Stefania De Toni, Responsabile di Padova CongressLa scelta della nostra struttura come location d’eccellenza conferma la competitività dei nostri servizi e la capacità di Padova di attrarre eventi di rilievo europeo. Ospitare questo Summit significa mettere il nostro centro congressi al centro del dibattito sul futuro dell’agricoltura e sulla transizione ecologica: temi cruciali che qui trovano lo spazio adatto per trasformarsi in strategie concrete per il pianeta ».

Confagricoltura Veneto: impegno concreto nei progetti europei

Confagricoltura Veneto non è solo presente all’evento come osservatore, ma è partner attivo del progetto Horizon Europe LILAS4SOILS (Living Labs for Soil Health in Mediterranean and Southern Europe), che affronta il deterioramento del suolo e gli impatti climatici nell’Europa meridionale e nel bacino mediterraneo.

Il progetto in cifre:

  • Durata: 5 anni;
  • Fondi: €11.6 million Horizon Europe project;
  • 100 siti dimostrativi in 6 Paesi: Spagna, Portogallo, Francia, Grecia, Israele e Italia (nel nostro Paese sono 20 i siti coinvolti di cui 6 in Veneto, cinque dei quali di aziende associate a Confagricoltura Veneto);
  • 85 aziende agricole commerciali coinvolte, di cui 38 piccole (≤20 ha), 25 medie (21–99 ha), 37 grandi (≥100 ha);
  • 19 pratiche di carbon farming testate in 5 Living Lab;
  • 20 Carbon Farming Practices validate: agroforestazione, gestione dei nutrienti, carbonio organico nel suolo, allevamento e gestione delle torbiere.

Attraverso LILAS4SOILS, Confagricoltura Veneto favorisce lo scambio di conoscenze tra agricoltori, supporta l’innovazione tecnica e accompagna le aziende associate nel percorso verso pratiche più sostenibili. Obiettivo finale: contribuire alla standardizzazione dei sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica (MRV) per i futuri mercati del carbonio.

Gli agricoltori veneti sul palco europeo

Uno degli elementi distintivi di questo Summit è la presenza diretta di imprenditori agricoli veneti impegnati nell’adozione di pratiche conservative, che porteranno testimonianze concrete: le sfide affrontate, i benefici riscontrati e il percorso di transizione verso modelli produttivi più sostenibili. Un momento di dialogo diretto tra chi lavora la terra ogni giorno e le più alte istituzioni europee.

Tra le aziende associate coinvolte:

  • Michele Conte, Azienda Agricola La Fagiana, LILAS4SOILS
  • Mauro Grandi, Azienda Agricola Asterias, LILAS4SOILS
  • Pietro Baldrighi, Carbon farming HUB, Anga-Confagricoltura

Il mercato dei crediti di carbonio: opportunità e regole in evoluzione

Il contesto normativo sta evolvendo rapidamente. Il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) ha adottato il 15 ottobre 2025 le linee guida per il registro pubblico dei crediti di carbonio generati dal settore agricolo e forestale nazionale, in coerenza con il Regolamento UE n. 2024/3012. In Italia negli ultimi anni i volumi di carbon removal venduti sono passati da meno di 100.000 tonnellate di CO₂ all’anno a 1 milione di tonnellate, con prezzi cresciuti dai 12 €/t del 2020 ai 28 €/t del 2022 (dati CREA). La sfida ora è costruire un mercato strutturato, certificato e trasparente.

Secondo la Commissione Europea, il settore dell’uso del suolo e delle foreste dovrà aumentare la propria capacità di rimozione del carbonio di circa 42 milioni di tonnellate di CO₂ entro il 2030 rispetto ai livelli attuali. Un obiettivo ambizioso che richiede impegno collettivo, ricerca e supporto alle aziende agricole.

 

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