Il Veneto prepara le sue IGP dell’artigianato

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Dagli scarpets del Cadore al vetro di Murano: il Veneto prepara le sue IGP dell’artigianato

Con l’entrata in vigore anche in Italia delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP) per i prodotti artigianali e industriali, si apre una nuova prospettiva per il manifatturiero d’eccellenza del Veneto. Il Veneto delle eccellenze artigiane è pronto alla sfida delle nuove IGP no food. Boschetto: “bene la nuova valorizzazione ma ora l’artigianato va messo nelle condizioni di competere”.

Dagli scarpet dello Zoldano e del Cadore, tradizionali calzature in tessuto realizzate con materiali di recupero, all’occhialeria del Cadore, dalla produzione orafa sviluppata tra Vicenza e Padova, ai mobili in giunco della provincia di Treviso fino agli scarponi da montagna e da sci dell’area di Montebelluna e Asolo, al vetro artistico di Murano. E poi le maschere artistiche e di scena veneziane, le imbarcazioni tradizionali della laguna, i merletti di Burano e le perle veneziane in vetro.

La data del 7 maggio segna infatti l’entrata in vigore delle misure previste dal Dlgs 51/2026, che adegua l’ordinamento italiano al Regolamento UE 2023/2411 relativo alla protezione delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali. Già dal 1° dicembre 2025 era possibile avviare l’iter di candidatura attraverso la presentazione dei dossier al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. E proprio il Veneto si sta muovendo come territorio apripista a livello nazionale.

Tra i primi esempi virtuosi figura il Vetro Artistico di Murano, primo dossier italiano presentato al Mimit e oggi già approdato al passaggio successivo dell’iter europeo presso l’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. Parallelamente si è costituita l’associazione “Merletto di Burano”, nata anche grazie al supporto di Confartigianato Venezia, che ha predisposto e presentato il dossier per il riconoscimento dell’indicazione geografica.

“L’auspicio – evidenzia Confartigianato Imprese Veneto – è che l’esperienza veneziana possa fare da apripista per molte altre produzioni identitarie del Veneto. Il nostro territorio possiede una straordinaria concentrazione di manifatture uniche, profondamente legate alla storia, alla cultura e alle competenze locali”.

Il potenziale coinvolto è enorme: in Veneto il 92,4% delle imprese manifatturiere opera nei settori no food, pari a 44.152 aziende, delle quali circa 25mila artigiane. Un universo produttivo che comprende i comparti dell’abbigliamento-tessile, delle calzature, dell’arredo-legno, della meccanica e delle produzioni artistiche, settori che nel tempo hanno costruito distretti riconosciuti a livello internazionale per qualità, innovazione e legame con il territorio.

A conferma dell’interesse già maturato sul territorio, Confartigianato Imprese Veneto aveva inoltre trasmesso alla Regione Veneto una prima ricognizione delle produzioni potenzialmente candidabili al riconoscimento geografico, individuando alcuni tra i manufatti più identitari della tradizione artigiana regionale. La ricognizione, oltre ai prodotti sopra elencati, comprendeva anche la ceramica artistica dell’area Bassano-Nove, la lavorazione del marmo e della pietra naturale tra Lessinia, Valpantena e Valpolicella, il mobile d’arte della Bassa Veronese e i manufatti in ferro battuto della Val d’Illasi.

Già nel 2023 Confartigianato Imprese Veneto aveva realizzato una prima mappatura regionale delle concentrazioni produttive manifatturiere no food, elaborando un indice di specializzazione comunale per individuare le aree a maggiore vocazione artigiana.

Nel comparto dell’abbigliamento, elevati indici di specializzazione si concentrano nei comuni rodigini di Villanova Marchesana, Gavello, Villanova del Ghebbo, Ceneselli, San Martino di Venezze e Gaiba, oltre che nella Bassa Padovana con Agna, Piacenza d’Adige e Arzergrande. Spicca inoltre il distretto della maglieria trevigiana tra Morgano, Altivole, Maser, Caerano, Arcade e Vedelago.

Per il settore arredo e legno, le principali concentrazioni produttive si collocano nella Bassa Padovana, nel Basso Veronese, nell’area del Livenza al confine con il Friuli Venezia Giulia, nella Sinistra Piave e nei territori bellunesi dell’Agordino e della conca Ampezzana.

Nel comparto delle calzature, emerge il doppio asse produttivo della Riviera del Brenta, riferimento internazionale per la scarpa femminile di lusso, e dell’area tra Asolo e Montebelluna, patria della calzatura sportiva.

Per la ceramica artistica, la specializzazione interessa in particolare i comuni vicentini di Nove, Cartigliano, Pozzoleone, Schiavon, Pianezze e Tezze sul Brenta, storicamente legati alla lavorazione artistica e alla produzione di porcellane.

Nel ferro battuto emergono invece realtà altamente specializzate ma distribuite in modo più frammentato, come Sovramonte nel Bellunese, Granze nel Padovano e Possagno, Segusino e Castelcucco nel Trevigiano.

Per il legno destinato all’edilizia e ai serramenti, i principali poli si concentrano nei territori del Cadore e del Comelico, oltre che nei comuni vicentini di Laghi, Valdastico e Posina.

Nel comparto del marmo, le aree più specializzate si trovano tra Lessinia e Valpolicella nei comuni veronesi di Dolcè, Sant’Anna d’Alfaedo, Rivoli Veronese e Grezzana, ai quali si aggiunge San Pietro Mussolino nel Vicentino.

La meccanica e subfornitura trova invece il proprio cuore nell’Alto Vicentino, con i comuni di San Vito di Leguzzano, Carrè, Marano Vicentino, Torrebelvicino, Santorso, Velo d’Astico e Zanè, oltre a Castelgomberto, Cartigliano, Rossano Veneto e Brendola.

L’occhialeria coincide con il distretto bellunese tra Valbelluna, Cadore e Comelico, estendendosi fino al Trevigiano nei comuni di Segusino, Pederobba, Valdobbiadene, Monfumo e Cornuda: un territorio che mantiene il primato mondiale nella produzione di occhiali e montature di fascia alta.

Per il comparto orafo, l’area di riferimento resta quella vicentina compresa tra Vicenza Est, Bassano del Grappa e Trissino, uno dei distretti più conosciuti del panorama manifatturiero nazionale.

La pelletteria si concentra invece nella Valle del Chiampo con Arzignano, Zermeghedo, San Pietro Mussolino, Chiampo, Montorso, Crespadoro, Altissimo e Montebello Vicentino: il cuore della concia veneta e una delle aree europee più avanzate nel trattamento della pelle.

Nel settore della pellicceria, le principali concentrazioni si registrano nell’Area Berica con Montegaldella, Barbarano Mossano e Montegalda, oltre ai comuni padovani di Rovolon, Cervarese Santa Croce, Teolo e Veggiano.

Infine, il comparto del vetro artistico coincide con il distretto muranese e veneziano, con specializzazioni che coinvolgono Murano, Venezia e i comuni di Marcon, Casale sul Sile e Roncade, oltre ad alcune aree del Veronese come Dolcè, Sant’Anna d’Alfaedo e Sant’Ambrogio di Valpolicella.

“L’introduzione delle IGP per i prodotti artigianali è un passaggio importante perché riconosce ufficialmente il valore del saper fare italiano e del legame tra produzione e territorio – commenta Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto – ora però serve un secondo passo: aggiornare la legge quadro sull’artigianato, che risale a quasi quarant’anni fa e oggi rischia di non rappresentare più l’evoluzione reale delle imprese. Molte aziende manifatturiere ad alto contenuto artigiano, innovative e competitive sui mercati internazionali, restano escluse dai parametri attuali pur continuando a incarnare pienamente i valori dell’artigianato italiano. Non possiamo celebrare il valore dell’artigianato e allo stesso tempo tenerlo fermo dentro regole pensate negli anni Ottanta; ora serve una normativa che riconosca anche l’evoluzione delle imprese.”

 

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La Redazione

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