Aumenta l’export veneto verso la Spagna

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Export, la Spagna accelera: +8,5% per il Veneto.L’Europa torna strategica, ma preoccupa instabilità politica

In due anni export verso Madrid +13%. Germania e Francia quasi ferme (+0,6% e +0,5%). La Spagna è il 4° mercato assoluto e il 3° nell’UE

La Spagna è il quarto mercato di destinazione assoluto per le merci venete e il terzo all’interno dell’Unione europea, ma soprattutto è oggi uno dei mercati che stanno offrendo i segnali più interessanti per il manifatturiero regionale. Nei primi sei mesi del 2026 l’export manifatturiero veneto verso Madrid è cresciuto dell’8,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, superando i 2,3 miliardi di euro, e del 13% rispetto al primo semestre 2024.

Una crescita che assume particolare rilievo se confrontata con l’andamento dei due principali mercati di sbocco del Veneto: la Germania, che rappresenta il 12,9% dell’export manifatturiero regionale, cresce dello 0,6%, mentre la Francia, con l’11,3%, registra un +0,5%.

La Spagna non è semplicemente un mercato che cresce, ma sta diventando un vero e proprio mercato industriale, dove il Veneto vende macchinari, metallurgia, prodotti in metallo, chimica, gomma-plastica ed elettrico – rileva Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese veneto – per questo ci preoccupa l’instabilità politica che si apre proprio nel momento in cui la Spagna sta dando segnali così importanti alle nostre imprese. Non spetta a noi entrare nel merito delle dinamiche politiche interne – aggiunge – ma dal punto di vista economico auspichiamo che questa fase non produca nuova incertezza o rallentamenti in un mercato che negli ultimi due anni ha mostrato una crescita significativa».

Il dato più interessante è che la crescita non riguarda soltanto i beni di consumo o il Made in Italy tradizionale, il Veneto sta consolidando la propria presenza nelle filiere produttive spagnole: i macchinari e le apparecchiature rappresentano il principale comparto dell’export veneto verso la Spagna, con 404 milioni di euro, pari al 17,7% del totale, e una crescita del 3,1% rispetto al primo semestre 2025 (+8,5% sul 2024).

Ancora più marcata la dinamica della metallurgia, che registra una crescita del 44,9% rispetto a due anni prima. Crescono anche i prodotti in metallo (+10,9%), le apparecchiature elettriche (+6,9%), la chimica (+5,2%), gli articoli in gomma e materie plastiche (+7,6%) e gli autoveicoli (+56,6%).

Positivo anche l’andamento dell’agroalimentare, +11,6% (+24,7% sul 2024)

Tra i comparti che mostrano una dinamica particolarmente vivace figurano inoltre le altre industrie manifatturiere, che comprendono produzioni come occhialeria, gioielleria e prodotti per uso medicale e protesico, in crescita del 21,7%.

La crescita spagnola si inserisce in un quadro europeo che, pur restando complessivamente debole, mostra alcuni segnali di ripartenza. Nel primo semestre 2026 l’export manifatturiero veneto verso i Paesi dell’UE27 è cresciuto del 2,1%.

Oltre alla Spagna, crescono Paesi Bassi (+8%), Croazia (+7,6%) e Repubblica Ceca (+6,3%). Germania e Francia, invece, mostrano una sostanziale stabilizzazione.

Il quadro cambia guardando ad alcune delle principali direttrici extraeuropee. Nei primi sei mesi del 2026 l’export manifatturiero veneto verso il Medio Oriente è diminuito del 16,9%, con una contrazione ancora più marcata verso gli Emirati Arabi Uniti (-30,7%).

Gli Emirati restano il principale mercato del Veneto nell’area, ma il valore dell’export scende a 499,4 milioni di euro, dai 720,4 milioni raggiunti nel 2025.

In difficoltà anche la Cina, dove l’export manifatturiero veneto scende a 598,3 milioni di euro, con una contrazione del 9,7% rispetto al primo semestre 2025 e del 21,4% rispetto al 2024.

« Il Veneto vive di internazionalizzazione e deve continuare a presidiare le grandi direttrici mondiali – rincara Boschetto – ma oggi la distanza, insieme al rischio geopolitico e alla fragilità delle rotte, è diventata un fattore di costo e di rischio: il Veneto movimenta via mare con Asia e Oceania 14,6 miliardi di euro di interscambio, pari al 7,3% del Pil regionale: il terzo valore in Italia dopo Lombardia ed Emilia-Romagna. Non possiamo scegliere tra mercati europei e mercati lontani: il Veneto ha bisogno di entrambi – conclude Boschetto –. Dobbiamo però rendere le nostre filiere più resilienti e diversificare i mercati. Se la domanda europea torna a crescere, dobbiamo essere nelle condizioni di cogliere questa opportunità senza che i costi logistici o l’instabilità delle rotte ne cancellino i benefici.

A complicare il quadro resta la pressione sui costi di produzione. I dati di agosto evidenziano aumenti su base annua dei prezzi alla produzione di quasi il 9% nella chimica, di circa il 5% nella gomma-plastica e di oltre il 7% nella metallurgia, con punte prossime al 20% per alcune specifiche categorie di prodotti, come l’alluminio.

Per le micro e piccole imprese – ricorda Boschetto – che hanno margini più contenuti per assorbire gli extracosti, questo significa una redditività ancora sotto pressione. E nei prossimi mesi il tema potrebbe trasferirsi anche sui prezzi finali, quando le imprese saranno chiamate a rinegoziare i contratti e, laddove possibile, a recuperare almeno una parte degli aumenti sostenuti sul fronte degli acquisti.

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La Redazione

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