I piani di Estrima per la nuova mobilità

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Dalla Toscana a Procida, la micro-mobilità elettrica ridisegna i borghi italiani. Estrima, con sede a Portogruaro, punta su Birò: il veicolo compatto che sfida gli spazi ridotti e promuove uno sharing a misura d’uomo. Ne parliamo con il Direttore Generale Pasquale Salvatore

Negli ultimi anni il tema della mobilità urbana ha assunto un ruolo sempre più centrale nel dibattito pubblico, soprattutto nei centri storici e nei borghi italiani, dove sostenibilità, tutela del patrimonio e qualità della vita impongono nuovi modelli di spostamento. In contesti caratterizzati da spazi ridotti e accessi limitati, la mobilità elettrica leggera si sta affermando come una delle soluzioni più efficaci.

In questo scenario si inserisce Estrima, azienda italiana pioniera nella micro-mobilità elettrica e produttrice di Birò, il più piccolo veicolo elettrico a quattro ruote. Nato per offrire una soluzione sostenibile agli spostamenti urbani, con i suoi 179 cm di lunghezza e 111 cm di larghezza, Birò si è affermato anche nei borghi e nelle aree a traffico limitato grazie alle sue dimensioni e alla semplicità di ricarica che non necessita di colonnine. Ne abbiamo parlato con Pasquale Salvatore, Direttore Generale dell’azienda.

Negli ultimi anni la mobilità urbana sta cambiando rapidamente, soprattutto nei piccoli centri storici e nei borghi. Come nasce l’idea di utilizzare i quadricicli elettrici Birò quale alternativa ai sistemi tradizionali di trasporto pubblico? 

«L’idea nasce dall’osservazione di un dato concreto: il trasporto pubblico, soprattutto nei piccoli comuni e nei borghi storici, fatica a essere economicamente sostenibile. Nei territori a bassa densità abitativa occorrono soluzioni più flessibili e adatte a spazi urbani con un impianto stradale spesso medievale, dove le automobili hanno difficoltà.

Birò rappresenta una risposta naturale a queste esigenze: un veicolo compatto, elettrico e semplice da utilizzare, ideale per distanze brevi e centri congestionati o con una rete viaria intricata. Possiamo dire di essere stati tra i precursori europei di questa mobilità “a misura d’uomo”. Non a caso Amsterdam, una delle prime città europee ad adottare politiche restrittive verso i veicoli endotermici, è stata anche uno dei mercati dove Birò si è affermato più rapidamente».

Molti borghi italiani presentano vincoli legati a spazi ridotti, tutela del patrimonio e accessibilità. Ci racconta qualche caso di successo per i contesti urbani dove autobus e mezzi tradizionali faticano a operare? 

Pasquale Salvatore

«Uno degli esempi di cui siamo più orgogliosi è quello del Comune di Peccioli, in Toscana, dove siamo riusciti a integrare sostenibilità, mobilità condivisa e valorizzazione del territorio. Da quattro anni nel borgo operiamo con oltre 30 Birò, parte dei quali utilizzati in sharing tramite una piattaforma digitale accessibile via app. I residenti possono usufruire gratuitamente del servizio, mentre i turisti utilizzano lo stesso sistema con modalità pay-per-use.

Un’esperienza simile è attiva anche sull’isola di Procida, dove il servizio di sharing Birò è operativo da oltre quattro anni, con decine di migliaia di corse realizzate, offrendo una soluzione di mobilità sostenibile per godere delle bellezze naturali dell’isola».

Estrima lavora da tempo sul concetto di Mobility as a Service. In che modo stanno evolvendo le richieste di amministrazioni pubbliche e territori rispetto ai nuovi modelli di mobilità condivisa e sostenibile? 

«Negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento significativo. In passato, il focus delle amministrazioni era principalmente sul veicolo; oggi cresce invece la richiesta di soluzioni complete e integrate. I territori cercano piattaforme digitali, gestione della flotta, monitoraggio dei dati e servizi di sharing capaci di offrire un’esperienza semplice sia agli utenti sia agli operatori pubblici. Per questo lavoriamo attraverso partnership strategiche che ci permettono di presentare alle amministrazioni soluzioni “chiavi in mano”, combinando know-how industriale e competenze digitali».

La transizione verso una mobilità più sostenibile non riguarda solo la tecnologia, ma anche il rapporto tra cittadini, turismo e qualità della vita. Quanto possono incidere soluzioni come Birò nella vivibilità dei centri storici e nella valorizzazione dei territori? 

«La mobilità è prima di tutto un diritto e le soluzioni devono essere inclusive: pensiamo alle persone anziane o a chi deve svolgere attività quotidiane come fare la spesa o trasportare merci. Birò nasce proprio per offrire una risposta concreta a queste esigenze. Non a caso, una delle frasi che sentiamo ripetere più spesso dai clienti è: “Birò mi ha cambiato la vita”.

Nei centri storici, il suo impatto può essere ancora più significativo. Quattro Birò occupano lo spazio di un’automobile tradizionale: significa aumentare la capacità di sosta e restituire spazio ai cittadini. Anche dal punto di vista turistico, Birò consente di vivere il territorio in modo più sostenibile, offrendo una visibilità a 360 gradi simile a quella di uno scooter, ma con la sicurezza delle quattro ruote.
In un momento in cui città e borghi sono chiamati a ripensare i modelli di mobilità, le esperienze sviluppate da Estrima dimostrano come soluzioni leggere, elettriche e condivise quali Birò rappresentino un nuovo modo di vivere e valorizzare gli spazi urbani, rendendoli più accessibili e a misura di persona».

Birò si è evoluto nel tempo da semplice veicolo urbano a piattaforma di mobilità capace di rispondere a esigenze molto diverse: privati, turismo, sharing e flotte aziendali. Su quali mercati e canali distributivi state concentrando maggiormente lo sviluppo?

«Birò nasce con una vocazione urbana molto chiara, ma nel tempo abbiamo scoperto che la sua versatilità gli consente di adattarsi a contesti ed esigenze estremamente differenti.

Oggi il prodotto si sta evolvendo lungo due direttrici principali: da un lato l’esperienza utente, con una crescente integrazione di servizi digitali; dall’altro la capacità di inserirsi all’interno di ecosistemi di mobilità più ampi, che includono sharing, hospitality, flotte aziendali e servizi per il turismo sostenibile.

Accanto al cliente privato, stiamo vedendo crescere molto l’interesse da parte di operatori professionali, amministrazioni locali e aziende che cercano soluzioni di mobilità compatta, elettrica e immediatamente implementabile.

Dal punto di vista distributivo, stiamo investendo con decisione nello sviluppo di una rete europea strutturata e qualificata. Crediamo infatti che la mobilità del futuro non si giochi soltanto sul prodotto, ma sulla capacità di creare reti, servizi ed esperienze coerenti con le esigenze delle città contemporanee».

Il progetto Birò affonda le proprie radici nell’esperienza industriale del Gruppo e nelle competenze manifatturiere sviluppate da Brieda. Che ruolo rappresenta oggi Birò all’interno dell’evoluzione tecnologica del Gruppo?

«Birò nasce da una visione industriale molto precisa: applicare competenze manifatturiere evolute a un nuovo concetto di mobilità urbana.

Il Gruppo affonda infatti le proprie radici in Brieda, attiva da decenni nello sviluppo e nella produzione di cabine per il settore agricolo e costruzioni. Un settore nel quale ergonomia, interfaccia uomo-macchina, elettronica e affidabilità operativa rappresentano elementi centrali del prodotto.

Lo sviluppo di un veicolo urbano elettrico ultracompatto ci ha permesso di accelerare l’integrazione tra meccanica, elettronica e software, portando nel mondo della micro-mobilità competenze tipiche dell’industria avanzata. Per noi, Birò non è stato soltanto un nuovo prodotto, ma un acceleratore di innovazione che ha contribuito a trasformare il know-how del Gruppo».

In un momento in cui tanto le grandi città quanto i piccoli borghi sono chiamati a ripensare i propri modelli di mobilità, le esperienze sviluppate da Estrima dimostrano come soluzioni leggere, elettriche e condivise quali Birò rappresentino un nuovo modo di vivere e valorizzare gli spazi urbani, rendendoli più accessibili e a misura di persona.

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Immagine di Cinzia Funcis
Cinzia Funcis
Coordinatrice di redazione e giornalista

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