Imprese giovanili, il Nord Est cambia volto

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In dieci anni il calo delle imprese under 35 colpisce entrambe le province, ma con intensità diverse: -17,6% nel Padovano, -39% nel Rodigino. A crescere sono soprattutto le attività professionali, scientifiche e tecniche, mentre arretrano manifattura, commercio, costruzioni e ristorazione.

Il ricambio generazionale dell’impresa si conferma una delle grandi sfide per il futuro dei territori. I dati diffusi da Cna Padova e Rovigo restituiscono un quadro articolato, nel quale la flessione delle imprese giovanili non rappresenta soltanto un fenomeno numerico, ma un indicatore più profondo della trasformazione in atto nel sistema produttivo locale.

Negli ultimi dieci anni, le imprese giovanili attive nella provincia di Padova sono passate da 7.355 a 6.060 unità, con una perdita di 1.295 imprese pari al -17,6%. Una contrazione già significativa, soprattutto se confrontata con il calo complessivo delle imprese, fermo al -7%. Ancora più marcata la situazione nel Rodigino, dove le imprese giovanili sono scese a 1.476 unità, con una riduzione di 942 realtà pari al -39%, a fronte di una diminuzione del totale delle imprese del 14,7%.

Il confronto tra le due province mostra dunque una dinamica comune, ma con gradi di intensità differenti. Padova evidenzia una trasformazione selettiva del tessuto imprenditoriale giovanile: le nuove generazioni arretrano nei settori tradizionali, ma trovano spazi crescenti nei comparti innovativi, tecnici e consulenziali. Rovigo, invece, presenta un quadro più fragile, nel quale il calo appare più generalizzato e meno compensato dalla nascita di nuove iniziative imprenditoriali ad alto contenuto innovativo.

I comparti più colpiti sono, in entrambe le province, quelli storicamente centrali per l’economia territoriale. Nel Padovano diminuiscono in modo consistente le imprese giovanili nelle costruzioni, con 523 realtà in meno pari al -38,9%, nel commercio, con 683 imprese in meno pari al -33,4%, e nel manifatturiero, che perde 239 imprese giovanili pari al -37,6%. Anche nel Rodigino la flessione è pesante: il manifatturiero registra un calo del -61,3%, i servizi di alloggio e ristorazione del -52,5%, le costruzioni del -51,3% e il commercio del -45%. Particolarmente rilevante, per il Polesine, è anche il dato dell’agricoltura, che perde 168 imprese giovanili, pari al -31,2%.

Non si tratta, quindi, soltanto di una riduzione fisiologica del numero di imprese. Il dato più significativo è lo scarto tra l’andamento delle imprese giovanili e quello del sistema imprenditoriale complessivo. In entrambi i territori la componente under 35 arretra più velocemente del totale delle imprese, segnalando una difficoltà specifica nel passaggio generazionale. Questo fenomeno rischia di incidere in modo diretto sulla continuità di competenze artigiane, produttive, commerciali e di servizio che hanno costituito per decenni un patrimonio distintivo dell’economia locale.

Accanto a questo arretramento, però, emergono anche segnali di cambiamento. Il dato positivo più evidente riguarda le attività professionali, scientifiche e tecniche. A Padova le imprese giovanili del comparto crescono del 38,2%, mentre nel Rodigino aumentano di 33 unità, pari al +66%. È un segnale importante: i giovani che scelgono di fare impresa sembrano orientarsi sempre più verso servizi avanzati, consulenza, competenze digitali, progettazione, ricerca e attività ad alto contenuto immateriale.

Nel Padovano crescono anche le attività amministrative e di servizi di supporto, con un +29,4%, e le attività finanziarie, assicurative e immobiliari, con un +17,6%. Questo conferma la capacità del territorio di intercettare nuove traiettorie di sviluppo, legate all’evoluzione tecnologica e alla domanda crescente di competenze qualificate. Padova, in particolare, si conferma uno dei poli più rilevanti dell’innovazione regionale: conta 176 startup innovative, pari al 30,1% del totale veneto, e 50 Pmi innovative, pari al 28,4%. Nel complesso, le startup e Pmi innovative padovane sono 226, con una presenza giovanile pari al 34,1%.

Molto diversa la situazione di Rovigo, dove il sistema innovativo appare ancora limitato. La provincia conta appena 14 startup innovative, pari al 2,4% del totale veneto, e nessuna Pmi innovativa. La presenza giovanile all’interno di queste realtà è ridotta: solo una startup presenta una componente giovanile esclusiva e altre due registrano una partecipazione giovanile. Nel 78,6% dei casi, quindi, la presenza under 35 è assente. Inoltre, il sistema risulta fortemente concentrato, con 11 startup su 14 attive nella produzione di software e consulenza informatica.

Il divario tra Padova e Rovigo non racconta soltanto due performance diverse, ma due diverse capacità di risposta alla trasformazione economica. Padova sembra disporre di un ecosistema più strutturato, nel quale università, imprese, servizi avanzati e innovazione possono offrire ai giovani nuovi spazi di iniziativa. Rovigo, invece, evidenzia una maggiore esposizione al rischio di impoverimento imprenditoriale, soprattutto nei settori tradizionali e nei territori dove la densità economica è già più fragile.

Come sottolinea Cna Padova e Rovigo, la questione centrale non è scegliere tra innovazione e tradizione, ma costruire strumenti capaci di tenere insieme entrambe. Da un lato, è necessario favorire la crescita delle nuove imprese nei settori tecnologici, digitali, professionali e consulenziali. Dall’altro, occorre accompagnare il ricambio generazionale nelle filiere storiche, aiutando manifattura, artigianato, commercio, costruzioni, agricoltura e servizi di prossimità a evolvere verso modelli più digitali, sostenibili e competitivi.

Il rischio, altrimenti, è duplice. Nei territori più dinamici, come Padova, la crescita dell’innovazione potrebbe non bastare a compensare la perdita di competenze nei comparti tradizionali. Nei territori più fragili, come Rovigo, il calo dell’imprenditoria giovanile potrebbe tradursi in un progressivo indebolimento del tessuto economico e sociale, con effetti sulla vitalità dei centri urbani, sull’occupazione e sulla capacità di trattenere giovani competenze.

La sfida dei prossimi anni sarà quindi costruire politiche territoriali più mirate: formazione, orientamento all’autoimprenditorialità, accesso al credito, accompagnamento nei bandi, passaggio generazionale, digitalizzazione delle micro e piccole imprese. Perché l’impresa giovanile non è solo un indicatore anagrafico, ma uno dei termometri più sensibili della capacità di un territorio di immaginare il proprio futuro.

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La Redazione

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