Arredo, in Veneto filiera da 9 mld di valore aggiunto, Confartigianato: “Piccoli comuni con indice di specializzazione da record”
È il Veneto uno dei pilastri dell’arredo italiano. Con oltre 9 miliardi di euro di valore aggiunto nella filiera dell’arredamento per casa e ufficio, la regione si conferma tra i territori leader a livello nazionale ed europeo, grazie a un sistema produttivo diffuso, fortemente radicato nell’artigianato (più di 1 azienda su 2 è artigiana) e capace di competere sui mercati internazionali.
Nel dettaglio, il Veneto conta 3.266 imprese attive nella fabbricazione di mobili, di cui 2.052 artigiane (pari al 62,8%), a conferma di una struttura produttiva dove la dimensione diffusa e la specializzazione artigiana rappresentano un vero vantaggio competitivo. La provincia di Treviso si conferma il cuore produttivo regionale, con 878 imprese del settore, di cui 435 artigiane, consolidando il suo ruolo guida all’interno della filiera.
I dati presentati da Confartigianato al Salone del Mobile di Milano evidenziano come il Veneto sia tra le prime tre regioni italiane per peso della filiera sull’economia regionale, con un’incidenza superiore alla media nazionale e un ruolo centrale nella catena del valore del design.
Il Veneto sale sul podio nazionale anche per indice di specializzazione nel settore del mobile, con lo 0,7% delle imprese regionali attive nel comparto, terzo posto in Italia, e con cinque province che superano la media nazionale, a conferma di una vocazione produttiva capillarmente distribuita.
Un primato che si riflette direttamente anche sull’occupazione: le micro e piccole imprese (meno di 50 addetti) incidono per lo 0,9% sull’occupazione regionale, posizionando ancora una volta il Veneto sul podio nazionale per rilevanza del comparto.
Ancora più significativo il dato territoriale: tra i 37 comuni italiani ad altissima specializzazione, dove oltre il 20% degli occupati lavora nel mobile, ben 12 si trovano in Veneto, di cui 10 in provincia di Treviso. Un record nazionale che racconta la forza dei distretti locali: da Portobuffolé a Mansuè, da Gaiarine a Meduna di Livenza, il mobile rappresenta una vera e propria identità economica e sociale. Emblematico il caso di Portobuffolé, in provincia di Treviso: qui oltre il 77% degli occupati lavora nel settore del mobile, il dato più alto in Italia tra i comuni a elevata specializzazione.
Sul fronte della dinamica imprenditoriale, Rovigo detiene il primato nazionale per incidenza di imprese artigiane del mobile guidate da donne, che raggiungono il 17% del totale del settore.
A livello nazionale il settore conta oltre 21mila imprese e 128mila addetti, con una forte presenza dell’artigianato: il 56,2% delle imprese è artigiana. Un bacino produttivo che ha generato 27 miliardi di euro di fatturato nel 2025 e oltre 11 miliardi di euro di export. Nella più ampia filiera dell’arredamento (che include divani, mobili, tessuti e biancheria per la casa e l’ufficio, vasi, cornici, lampade) le imprese sono oltre 70.000, con un valore aggiunto che si aggira intorno ai 50 miliardi di euro. Le imprese del mobile pesano per il 9,5% sulla filiera.
Sul fronte internazionale emergono però segnali di rallentamento: l’export di mobili veneti registra una flessione del -4,5% e si attesta a 2,8 miliardi di euro, pari al 3,7% del totale esportato. Gli Stati Uniti restano un mercato chiave, assorbendo il 19,2% dell’export veneto di mobili, ma nel 2025 si registra una contrazione significativa (-15,8%), accentuata nei mesi interessati dai dazi. Più dinamico, pur in un contesto complesso, il mercato mediorientale: Veneto e Lombardia si distinguono per il maggiore contributo all’export italiano verso quest’area, dove il nostro Paese si conferma leader europeo.
Lato produzione nel 2025 l’Italia segna un balzo positivo con +3,5%, facendo meglio della media europea (+0,7%) e dei principali competitor, mentre Germania e Francia registrano un calo. Più complesso il quadro dell’export: dopo un 2025 in lieve flessione (-1,2%, più marcato in Veneto -4,5%), i primi mesi del 2026 segnano un calo più marcato (-8,8%), influenzato dalle tensioni geopolitiche e dai dazi, in particolare sul mercato statunitense.
Le imprese si trovano oggi a fronteggiare un aumento significativo dei costi energetici e delle materie prime, con i metalli in crescita del +23% su base annua (con picchi sull’alluminio a marzo 2026), un fattore critico per una filiera dove la componentistica metallica è strategica.
“I nostri territori dimostrano che l’artigianato non è solo tradizione, ma un modello industriale – ha dettoRoberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto– per consolidare questa leadership servono politiche mirate su energia, export e formazione, perché la vera sfida oggi è trovare competenze adeguate per sostenere la crescita. I nostri distretti sono veri ecosistemi produttivi e questa forza oggi va difesa: il passaggio generazionale è la sfida decisiva.”
“*Il distretto dell’arredo della provincia di Treviso rappresenta una realtà strategica di primo piano, con 1.400 imprese – il 60% delle quali artigiane – e 18.000 addetti, di cui il 70% impiegati in aziende con meno di 50 dipendenti – aggiunge Armando Sartori, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. La Marca si conferma il principale polo italiano della filiera, incidendo per il 7,8% sull’economia complessiva del settore. Il settore legno-arredo incarna la quintessenza del Made in Italy e ha saputo cogliere per primo le sfide della qualità, dell’innovazione e oggi della sostenibilità.”
A rafforzare questo quadro, anche i risultati dell’indagine sulla percezione dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nelle imprese artigiane del legno, presentata al Salone del Mobile da Maurizio Cattai, presidente della Federazione Legno Arredo di Confartigianato Imprese Veneto: “Nonostante le difficoltà, le nostre imprese continuano a investire con determinazione: oltre il 71% ha già adottato tecnologie digitali e quasi un terzo ha avviato investimenti green. La doppia transizione, digitale ed ecologica, non è più un’opzione ma una leva strategica per rafforzare la competitività del comparto, anche nei mercati internazionali.”




