Meno giovani, più pensionati: la previdenza va costruita prima

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Meno giovani, più pensionati: la previdenza va costruita prima. In solidarietà veneto 7 mila giovani hanno già iniziato

Confartigianato Imprese Veneto: «Sì al sostegno previdenziale fin dalla nascita, è la prima vera forma di welfare collettivo. Con solidarietà Veneto già settemila posizioni previdenziali aperte prima ancora dell’ingresso nel mondo del lavoro».

 Il problema previdenziale dei giovani comincia prima ancora che entrino nel mondo del lavoro, comincia dalla demografia. Nel 2024 in Veneto sono nati 29.969 bambini, il numero più basso mai registrato nella regione. L’indice di vecchiaia ha raggiunto 212 anziani ogni 100 giovani e l’età media è salita a 47,1 anni. Intanto si restringe la popolazione potenzialmente attiva: i veneti tra i 15 e i 64 anni, che nel 2005 rappresentavano il 67% della popolazione, vent’anni dopo sono scesi al 63,5%.

È la fotografia di un equilibrio tra generazioni che sta cambiando rapidamente. Meno giovani significa, in prospettiva, una platea più ridotta di persone chiamate a lavorare e a versare i contributi necessari a sostenere una popolazione che invecchia.

Qui la questione demografica diventa anche una questione previdenziale. A livello nazionale, il rapporto tra attivi e pensionati ha raggiunto 1,4758, il valore più alto mai registrato dal Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano. Un risultato positivo, ma ancora inferiore a 1,5 attivi per pensionato, indicato nelle precedenti edizioni del Rapporto come soglia di sicurezza per la stabilità di medio-lungo periodo della previdenza obbligatoria.

«Il lavoro è e rimane la prima garanzia di sostenibilità del sistema – sottolinea Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto – ma la demografia ci impone di guardare più lontano. Se domani le generazioni che entreranno nel mercato del lavoro saranno numericamente più piccole di quelle che ne usciranno, dobbiamo agire oggi. Più occupazione, certamente, ma anche una previdenza complementare più forte e costruita prima. Se sul primo pilastro pesa sempre di più la trasformazione demografica, diventa strategico rafforzare il secondo pilastro, dando alle nuove generazioni la possibilità di costruire nel tempo una pensione complementare perchè per un giovane il tempo è il principale vantaggio previdenziale».

Confartigianato Imprese Veneto ritiene che la proposta di istituire un salvadanaio previdenziale per i nuovi nati, alimentato inizialmente da un contributo pubblico e successivamente dalla famiglia e, un domani, dallo stesso giovane, sia una prima vera forma di welfare collettivo che va sostenuto, al pari di modelli già esistenti.

Confartigianato Imprese Veneto, ad esempio,  parte istitutiva di Solidarietà Veneto, il fondo pensione negoziale regionale, e da anni le Parti Sociali utilizzano anche la contrattazione collettiva regionale dell’artigianato e la bilateralità per incentivare l’adesione e la contribuzione dei lavoratori alla previdenza complementare.  Ad oggi circa 7 mila giovani sono già iscritti a Solidarietà Veneto come familiari fiscalmente a carico, molti per scelta dei genitori e quando sono ancora bambini: settemila posizioni previdenziali aperte prima ancora dell’ingresso nel mondo del lavoro. Si tratta, anche in questo caso, di una forma di previdenza reale e questo sistema in un’ottica di welfare collettivo potrebbe essere altrettanto sostenuto e rafforzato.

«Questo dato ci dice che non dobbiamo inventare tutto da capo – osserva Boschetto – abbiamo già un sistema di fondi pensione vigilato e regolato, abbiamo strumenti costruiti dalle Parti Sociali e abbiamo migliaia di famiglie che hanno scelto di utilizzarli anche per i propri figli. La sfida è allargare questa opportunità. È qui che il “salvadanaio previdenziale” può diventare qualcosa di più di una nuova misura». Se verrà introdotto un contributo pubblico per favorire la previdenza fin dalla nascita, per Confartigianato imprese Veneto sarà fondamentale renderlo compatibile con i fondi pensione già esistenti, evitando sovrapposizioni e valorizzando un’infrastruttura previdenziale che è già operativa.

L’obiettivo deve essere dare continuità alla previdenza – conclude Boschetto – dal bambino, al giovane, al lavoratore, senza perdere per strada quanto costruito negli anni,  abbiamo sempre parlato di previdenza guardando alla pensione, dobbiamo iniziare a parlarne guardando ai giovani».

 

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