“Made in Treviso”: un sistema di 9.030 imprese, il 52,3% delle quali sono artigiane. La Marca Trevigiana al secondo posto in Veneto per occupati, con 120.134 addetti
L’export nel 2025 ha raggiunto 15 miliardi 411 milioni di euro, con una perdita di 176 milioni rispetto all’anno precedente (-1,1%), ma un recupero di quasi due miliardi sul pre-Covid
Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana: «Questi dati confermano il ruolo trinante dell’artigianato, ma l’incertezza internazionale richiede interventi specifici del governo nazionale e regionale di sostegno alle nostre PMI»
La Marca Trevigiana sul podio per imprese legate al sistema del “Made in Italy”. Sono 9.030, delle quali 4.722 artigiane, pari al 52,3%, dati che collocano Treviso al terzo posto in Veneto per numero di imprese in questo ambito fortemente orientato all’export. Danno lavoro a 120.134 addetti in provincia, seconda migliore performance regionale.
«La metallurgia e il manifatturiero sono le punte di diamante con 3.486 imprese (43,1%)», spiega Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, «di queste 1.970 sono artigiane, pari al 56,5%. Al secondo posto spicca il legno-arredo, con 1.570 aziende (17,4%) e una presenza artigiana di 886 imprese (56,4%). Terzo gradino del podio per il settore moda, grazie a 1.372 aziende (15,2%), delle quali 752 sono artigiane (54,8%). Questi dati confermano il ruolo trinante dell’artigianato nelle nostre esportazioni».
Altri settori forti del “Made in Treviso” sono l’alimentare e le bevande, con 784 imprese, il 57,1% delle quali sono artigiane, i macchinari con 651 aziende, 31,5% artigiane, l’elettronica e l’informatica con 513 imprese, 38,4% artigiane. La gioielleria, bigiotteria e pietre preziose è il settore a più alta vocazione artigiana in provincia: l’84,3% delle 89 imprese totali.
A livello occupazionale, nella metallurgia e nel manifatturiero sono impiegati 42.461 addetti (35,3% del totale), seguite dal legno arredo con 20.925 lavoratori (17,4%), i macchinari con 15.556 (13%) e la moda, che garantisce 13.701 posti di lavoro (11,4%).
«La situazione internazionale si fa sentire anche sul “Made in Treviso”», ragiona il presidente Armando Sartori, «le nostre esportazioni nel 2025 sono calate dell’1,1% sul 2024 e del 3,4% sul 2023. C’è comunque da sottolineare che rispetto al pre-Covid, l’incremento dell’export provinciale è stato del 13,9%. Il nostro export nel 2025 ha raggiunto 15 miliardi 411 milioni di euro, ma con una perdita di 176 milioni rispetto all’anno precedente. Il settore più in sofferenza è la moda, – 5,4% rispetto al 2024, seguito dalla metallurgia (- 5,1%) e dal legno arredo (- 3,3%)».
I settori più in salute dell’export “Made in Treviso” sono la chimica, gomma, plastica e farmaceutica, cresciute del 4% rispetto al 2024 e del 28,7% sul 2019, seguite dai macchinari e attrezzature con un 3,4% (+ 23,8% sul 2019) e dagli alimentari e bevande, saliti del 2,2% sul 2024 ma con il record di crescita del 44, 9% sul pre-Covid.
«L’incertezza della situazione internazionale è un macigno», denuncia il presidente Armando Sartori, «e si ripercuote con maggiori rischio proprio sulle nostre PMI. La loro capacità di adattamento al mercato in questi anni è stata un fattore decisivo per l’export provinciale, che ha garantito rispetto al 2019 un incremento di un miliardo 884 milioni di euro del fatturato esportato dalla Marca Trevigiana. Risultati che rischiano di essere vanificati dalla guerra in Medio Oriente e che richiedono interventi specifici del nazionale e regionale di sostegno alle nostre PMI».




