Export Padova-Stati Uniti, -5,6% con l’effetto dazi: persi oltre 16 milioni in tre mesi dopo il boom del 2025
L’analisi dell’Ufficio studi della Camera di Commercio di Padova relativa al primo trimestre del 2026 fotografa per il mercato americano un calo, in controtendenza rispetto al trend complessivo delle esportazioni, che nello stesso periodo sono cresciute del 2%.
Oltre 16 milioni di euro di export “persi” in tre mesi e un calo del 5,6% rispetto al primo trimestre 2025: questa la fotografia degli effetti che l’aumento dei dazi statunitensi ha provocato sull’economia padovana, scattata dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Padova.
Se il 2025 si era chiuso con un +10,6% delle esportazioni dal Padovano verso gli USA – dato sorprendente per i non addetti ai lavori – l’ultimo aggiornamento dei dati Istat conferma la previsione degli analisti: il boom registrato lo scorso anno – con un picco del +25% nel terzo trimestre – era in buona parte riconducibile al front-loading, ossia l’anticipo degli ordinativi da parte degli importatori americani prima dell’entrata in vigore dei nuovi dazi. Esaurito questo effetto, i flussi commerciali hanno iniziato a normalizzarsi, facendo emergere le prime conseguenze del nuovo scenario internazionale.
Il -5,6% registrato fra gennaio e marzo 2026 rappresenta un dato in controtendenza – nello stesso periodo l’export complessivo delle imprese padovane ha segnato un +2% – e interrompe una fase di crescita: negli anni precedenti infatti il trend positivo verso gli USA – principale motore dell’export extraeuropeo e terzo mercato di riferimento per le imprese della provincia – aveva in parte compensato il brusco rallentamento delle esportazioni verso la Germania.
A fare direttamente le spese della contrazione del mercato americano sono oltre un quinto degli esportatori padovani, cioè la quota di imprese che ha effettivamente rapporti con gli Stati Uniti: si tratta di aziende concentrate per lo più nel manifatturiero “generico”, nell’alimentare, nel farmaceutico, nella chimica, nel tessile e abbigliamento e nelle apparecchiature elettriche. Fra le imprese che esportano verso gli Stati Uniti, inoltre, la percentuale di chi ha un’esposizione superiore al 50% del valore totale esportato è del 22%.
Agli effetti diretti si sommano poi quelli indiretti. Circa il 35% fra le imprese padovane interpellate dall’ultima indagine a campione Venetocongiuntura di Unioncamere Veneto sulle aziende manifatturiere dichiara infatti di aver subito in qualche modo gli effetti dei dazi, lamentando soprattutto rallentamenti nelle decisioni commerciali o d’investimento (19,4%), una riduzione della domanda da clienti esposti verso gli USA (10,5%) o un aumento dei costi lungo la filiera (9,2%). Infine, l’8,4% dichiara di aver rivisto i prezzi di vendita o i margini di guadagno.
Rispetto a questo scenario, il sentiment del tessuto imprenditoriale padovano è rimasto però di relativo attendismo. Sempre secondo la più recente indagine Venetocongiuntura, tra chi commercia con gli Stati Uniti, ben l’83,6% dichiara di non aver apportato alcuna modifica al proprio portafoglio clienti, contro un 12,1% che ha scelto di diversificare i partner. La stessa cautela si riscontra sulle politiche di prezzo, con oltre l’80% delle aziende che non ha ritoccato i listini, mentre il 5,4% afferma di aver scaricato i maggiori costi dei dazi sui compratori americani.
«Un attendismo – spiega Antonio Santocono, presidente della Camera di Commercio di Padova – che non va letto come inerzia da parte delle nostre imprese, allenate a rispondere alle nuove sfide del mercato. I continui mutamenti di scenario, tra annunci, rinvii e modifiche delle aliquote da un mese all’altro, hanno generato un forte clima di incertezza per chi deve programmare strategie commerciali e di investimento. Non sorprende quindi che, nel breve periodo, molti produttori abbiano preferito mantenere un atteggiamento prudente, evitando di modificare nell’immediato le condizioni commerciali per non compromettere rapporti consolidati in un mercato che resta strategico come quello statunitense. Di pari passo, è fondamentale rafforzare la capacità di diversificare i mercati di sbocco e costruire nuove opportunità internazionali, così da rendere il nostro sistema produttivo ancora più resiliente rispetto alle turbolenze dello scenario globale»




