Export, il Veneto cresce grazie alle navi: dazi e guerre frenano il manifatturiero. Medio Oriente a -26,3%, Paesi del Golfo a -34,3%. Negli USA l’export cala del 12,2% al netto delle imbarcazioni. Boschetto: «Servono nuovi mercati, strategico l’accordo UE-Mercosur»
Export Veneto: il segno più nasconde le difficoltà delle imprese. Senza la nautica sarebbe -1,1%. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto sui dati Istat del commercio estero relativi al primo trimestre 2026.
Le esportazioni manifatturiere regionali raggiungono i 20,03 miliardi di euro, in aumento del 5,1% rispetto ai 19,06 miliardi dello stesso periodo del 2025. Una crescita che però è quasi interamente riconducibile all’exploit della voce “Altri mezzi di trasporto”, che comprende prevalentemente navi e imbarcazioni.
In un solo anno il comparto è passato da 270,9 milioni a 1,46 miliardi di euro di export, registrando un incremento di oltre 1,18 miliardi (+437,2%). Senza questo contributo straordinario, il manifatturiero veneto avrebbe chiuso il trimestre in territorio negativo, con una flessione dell’1,1% e una perdita di oltre 209 milioni di euro rispetto al 2025.
La stessa dinamica emerge osservando il mercato statunitense. Le esportazioni venete verso gli Stati Uniti crescono del 57,7%, passando da 1,70 a 2,68 miliardi di euro. Ma anche in questo caso il risultato è determinato quasi esclusivamente dalle imbarcazioni. Al netto della nautica, infatti, l’export regionale verso gli USA scenderebbe da 1,69 a 1,49 miliardi di euro, con una contrazione del 12,2% pari a oltre 205 milioni di euro.
A soffrire sono alcuni dei comparti simbolo del made in Veneto: macchinari (-11,6%), altre industrie manifatturiere (-19,1%), bevande (-21,9%), mobili (-10,7%) e metallurgia (-40,3%).
Ancora più evidente è l’impatto delle tensioni geopolitiche nell’area mediorientale. Nel primo trimestre 2026 le esportazioni manifatturiere venete verso il Medio Oriente si sono fermate a 603,4 milioni di euro contro gli 818,3 milioni dello stesso periodo del 2025, con una perdita di 214,9 milioni e una flessione del 26,3%.
Tra i comparti maggiormente penalizzati figurano i macchinari (-32,9%), le altre industrie manifatturiere (-30,5%), le apparecchiature elettriche (-25,9%), la metallurgia (-45%), i mobili (-19,7%) e il sistema pelle (-21%).
Particolarmente pesante il bilancio dei Paesi del Golfo – Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein – che negli ultimi anni avevano rappresentato uno dei mercati più dinamici per le produzioni venete ad alto valore aggiunto. Nel primo trimestre dell’anno l’export manifatturiero regionale verso quest’area ha registrato una contrazione del 34,3%, con il dato degli Emirati Arabi Uniti che segna addirittura un calo del 39,9%.
«L’incertezza generata dalla politica commerciale americana e dall’introduzione dei dazi sta producendo effetti evidenti sulle scelte degli operatori economici – commenta Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – allo stesso tempo la guerra e l’instabilità che interessano il Medio Oriente stanno incidendo pesantemente sugli scambi internazionali. Per un sistema produttivo come quello veneto, che fonda gran parte della propria crescita sull’export, la stabilità geopolitica rappresenta un fattore essenziale di competitività».
L’analisi geografica evidenzia inoltre una maggiore tenuta dei mercati europei. Le principali economie dell’Unione continuano infatti a rappresentare un punto di riferimento per il manifatturiero veneto, con esportazioni in crescita verso Germania (+1%), Francia (+0,8%) e soprattutto Spagna (+5,8%).
«Mentre fuori dall’Europa emergono con maggiore evidenza gli effetti delle tensioni geopolitiche e commerciali, il mercato unico continua a rappresentare un fondamentale elemento di stabilità per le nostre imprese – prosegue Boschetto – ma oggi è necessario anche aprire nuovi spazi di crescita».
In questo quadro spicca il risultato dei Paesi del Mercosur. Le esportazioni manifatturiere venete verso Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay sono cresciute dell’8,5%, passando da 161,8 a 175,5 milioni di euro, con un incremento di 13,7 milioni.
«Le imprese venete hanno bisogno di ampliare i propri mercati di riferimento e di competere in condizioni favorevoli. I risultati registrati nell’area Mercosur dimostrano che esistono opportunità concrete di sviluppo per il nostro sistema produttivo. Per questo riteniamo che la conclusione dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur rappresenti una scelta strategica. Accogliamo pertanto con favore il voto con cui il Consiglio regionale del Veneto ha respinto la mozione contraria all’accordo commerciale: in una fase segnata da dazi, guerre e incertezza internazionale, aprire nuovi mercati significa offrire nuove opportunità alle imprese venete».




