Turismo veneto smart e sostenibile

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«La Regione del Veneto riconosce il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico e occupazionale del Veneto». Con queste parole si apre la Legge regionale 11/2013 che attesta l’importanza strategica del settore e richiama al contempo la vocazione turistica di tutto il territorio regionale del Veneto, prima regione turistica d’Italia.

74,2 milioni di pernottamenti nel 2025, ossia il 16% del totale italiano – che tocca il 20% considerando solo le presenze straniere -, negli oltre 765mila posti letto ufficiali, di cui 212mila alberghieri. Una filiera composta da alcuni gruppi di rilievo nazionale e da altre 30mila micro e piccole imprese, che accolgono più di un quarto di tutte le nuove assunzioni in regione. Infrastrutturazione, valorizzazione, occupazione, valore aggiunto, multifunzionalità e nuovi sbocchi di mercato delle produzioni locali sono solo alcune dirette conseguenze della decisione di investire nel turismo in un luogo. Quando l’incendio turistico divampa grazie a una domanda di mercato che coltiva motivazioni di visita sempre più specifiche, attizzata da un’offerta che vi trova profitti e soddisfazione, la consapevolezza dei suoi impatti nasce anche in chi non vi opera direttamente.

Damiano De Marchi, Professore a contratto di Economia e politica del turismo presso Università Ca’ Foscari di Venezia

In particolare, nelle città d’arte e di turismo culturale si sta creando una percezione critica del fenomeno turistico, a causa della forte concentrazione spaziale e temporale dei flussi di persone, della conseguente concorrenza per i mezzi e spazi pubblici e privati tra visitatori e residenti, della congestione, del deterioramento degli attrattori e dello scadimento della soddisfazione complessiva. Quando, poi, la convenienza della rendita turistica gradualmente spiazza le altre produzioni, si forma quel piano inclinato che porta a un progressivo allargamento della monocultura turistica, in un moto che accelera costantemente se non compreso e governato. Dalla sostituzione delle attività, deriva quella delle persone, rilevabile sia nel numero dei residenti – in particolare nei centri storici – sia nella varietà delle competenze presenti e richieste nel mercato del lavoro. Venezia è la destinazione paradigma di queste contraddizioni. I 34,5 milioni di visitatori che ho stimato arrivare annualmente in città storica, portando oltre 3 miliardi di euro di spesa diretta, dovrebbero essere visti come una doppia garanzia: di mantenimento del livello di benessere, di autonomia e di sopravvivenza, visti gli alti costi di gestione. Tuttavia, la percezione della comunità – non solo veneziana- sembra essere opposta: essere una destinazione turistica di successo non è più sufficiente, bisogna essere una destinazione intelligente e sostenibile di successo, anche se paradossalmente questo apre la questione di come limitare quell’“eccesso di successo” quando supera i confini dell’ottimo. Tutti questi fattori, raccolti sotto il termine ombrello overtourism, interpellano in maniera sempre più urgente i decisori anche in tutte le altre destinazioni (balneari, termali, montane, lacuali, enogastronomiche, ecc.) che caratterizzano la varietà dell’offerta turistica veneta, accumunate dell’aspettativa di chi viene in viaggio in Italia di trovare un’accezione culturale, una cornice ambientale amena e una relazione con le persone locali.

Conseguentemente gli stakeholders del complesso sistema economico locale, a partire dalle imprese, sono chiamati a fare la loro parte per riconoscere le dimensioni della sostenibilità integrata – ambientale, economica, sociale e culturale – come l’unica chiave gestionale, ma anche a continuare a far emergere nuove forme di turismo ancora inesplorate. Dal turismo, infatti, possono nascere nuovi processi di sviluppo tecnico, economico e sociale verso una maggiore produttività e un più generale passaggio all’economia della conoscenza e dei servizi avanzati, diventandone campo primigenio di applicazione. Questo deriva dall’essere una “sentinella” legata a doppio filo ai comportamenti della domanda, a partire dalla sua stessa definizione, acquisendo e scatenando le scintille del cambiamento delle persone prima che in altri settori. Quindi, utilizzando la lente della relazione tra imprese e clienti, o semplicemente osservando i visitatori presenti a milioni sul nostro territorio, possiamo facilmente comprendere quanto il focus dell’attenzione si sia spostato verso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT). Tanto pervasive e significative da aver trasformato il turismo stesso in e-tourism.

Digitalizzazione, personalizzazione, immersività e virtualizzazione devono quindi essere sempre più integrate nella formazione e nei processi organizzativi di chi opera in questo settore. Un Veneto smart e sostenibile trova soluzioni data-informed alle grandi questioni sul tavolo, che richiedono strumenti attuali, adeguati a capirne portata e caratteristiche, e competenze post-disciplinari per derivare politiche, strategie, azioni. Questo, però, non esclude o sostituisce il fattore umano; anzi, lo riconosce nel valore che la domanda stessa gli attribuisce, traducendolo in soddisfazione, marginalità, sostenibilità.

 

di Damiano De Marchi, Professore a contratto di Economia e politica del turismo presso Università Ca’ Foscari di Venezia (in foto)

 

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