Il welfare su misura di CAME

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Dalla flessibilità al supporto psicologico, fino a salute e formazione: come il gruppo trevigiano CAME sta evolvendo le proprie strategie di welfare aziendale per rispondere alle esigenze di una popolazione multigerazionale

Il welfare aziendale non è più soltanto un insieme di benefit aggiuntivi rispetto alla retribuzione. Con il cambiamento delle aspettative nei confronti del lavoro, è diventato uno strumento per rispondere a esigenze sempre più articolate: dalla conciliazione tra vita privata e lavoro alla salute, dalla flessibilità alla formazione, fino alla socialità e al legame con il territorio.

Lo sa bene CAME, gruppo trevigiano attivo a livello globale nelle soluzioni tecnologiche per automazioni, smart home, controllo e sicurezza degli accessi e sistemi di parcheggio, impegnato su questi temi da una ventina d’anni. Ne abbiamo parlato con Gianluca Bordin, Chief Human Resources Officer.

Come sta evolvendo oggi il tema del welfare?

«Oggi non è più legato soltanto al benessere del lavoratore all’interno dell’azienda, ma abbraccia sempre di più il tema del bilanciamento vita-lavoro. Soprattutto per le nuove generazioni. Senza dimenticare che nelle organizzazioni convivono ormai almeno tre generazioni, con esigenze diverse. Si va dal giovane, che attribuisce molta importanza all’equilibrio tra lavoro ed esigenze personali, alla fascia genitoriale, per cui il tema centrale è la gestione dei figli. Infine, ci sono figure un po’ più avanti con gli anni che devono affrontare la gestione dei genitori anziani».

Si moltiplicano le esigenze, come si forniscono le risposte?

Gianluca Bordin

«È una sfida complessa: non esiste una soluzione univoca valida per le diverse componenti della popolazione aziendale. Ci sono però degli elementi comuni che riguardano la flessibilità di orario, come l’esigenza del part-time o dello smartworking.

Un anno e mezzo fa abbiamo attivato un cantiere che si chiama La CAME Che Vorrei. Abbiamo identificato all’interno dell’organizzazione degli Ambassador, differenziati per anzianità lavorativa, genere ed età, e abbiamo formato tre gruppi di persone che hanno lavorato su ambiti differenti. Uno si è concentrato sul clima interno agli uffici: comunicazione, gestione del conflitto, interazione dei gruppi di lavoro. Altri due team hanno lavorato in maniera incrociata sulla rivisitazione dell’Intranet aziendale. Il tool si chiama Viva Engage ed è una sorta di Facebook interno, che permette diversi livelli di comunicazione, verticale e orizzontale».

CAME è anche particolarmente attiva sul tema del volontariato sociale. Quali iniziative state sviluppando?

«Attraverso una survey interna abbiamo cercato di mappare le attività di volontariato a cui i nostri dipendenti già partecipano, incrociandole con i valori dell’azienda. A breve avvieremo una collaborazione con un’organizzazione che si occupa di tutela dell’ambiente, attraverso campagne Plastic Free, con cui daremo vita a momenti di pulizia degli argini dei fiumi e altre attività sul territorio. In questo modo si uniscono impatto sociale e occasioni per rinsaldare i rapporti tra colleghi».

In questa direzione vanno anche le iniziative in ambito sportivo, che hanno un importante risvolto anche sul fronte della salute e della prevenzione.

«Sì, anche su questo fronte ci muoviamo a vari livelli. Ormai da 20 anni abbiamo campi di calcetto e, adesso, anche un campo da padel sul tetto dell’azienda, dove organizziamo dei tornei. A questo affianchiamo il tema della cura delle persone. C’è un’iniziativa che si chiama CAME Care, che facilita l’accesso a visite ed esami medici, in gran parte effettuati direttamente in azienda. Inoltre, abbiamo attivato recentemente uno sportello psicologico, con accesso gratuito per i primi appuntamenti».

E siete attivi anche sul tema della mobilità.

«Abbiamo promosso convenzioni con le strutture di trasporto pubblico. Stiamo lavorando con alcune aziende del territorio per valutare la possibilità di modificare le tratte di copertura dei servizi di trasporto pubblico e le fasce orarie».

In tema di benessere aziendale, il vostro fiore all’occhiello è CAME Living. Di cosa si tratta?

«C’era la volontà di creare non una semplice mensa, ma un ambiente polifunzionale, accogliente, aperto al confronto e al benessere psicofisico. La ristorazione punta su una cucina interna e su ingredienti freschi e stagionali, garantendo un’elevata qualità dell’offerta.

Ma la scelta della parola “living” nel nome indica proprio la volontà di andare oltre la ristorazione. I tremila metri quadrati comprendono spazi luminosi e multifunzionali, destinati alla formazione, al team building e alla socializzazione. Crediamo che in un’azienda con oltre 600 collaboratori sia fondamentale creare occasioni per far incontrare persone che, per ruolo o per funzione, altrimenti avrebbero poche opportunità di confrontarsi».

A proposito di formazione, come vi muovete?

«Sul tema abbiamo stanziato un investimento superiore ai 100mila euro. A questo si aggiungono attività formative trasversali che vengono erogate a titolo gratuito, come l’accesso a piattaforme, ad esempio per lo studio delle lingue. Adesso stiamo lavorando anche sul tema dell’Intelligenza Artificiale. In CAME usiamo Copilot e abbiamo avviato dei corsi per imparare a usarlo al meglio, anche in termini di sicurezza per l’azienda».

Quali sono i temi a cui bisognerà dedicare maggiore attenzione nei prossimi anni?

«Penso che un tema sempre più centrale sarà quello del bilanciamento vita-lavoro e dunque di tutti quegli elementi di flessibilità che aiutano nella gestione dei tempi. Inoltre, con l’invecchiamento della popolazione, assumerà sempre maggiore rilievo la questione dei caregiver. E per rispondere a queste esigenze diverse sarà sempre più importante lavorare a un welfare “su misura”».

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Immagine di Luca Indemini
Luca Indemini

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