Giovani Imprenditori e Veneto crescere significa fare sistema

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Filiere, competenze e relazioni territoriali sono al centro di una nuova idea di crescita: per il Veneto, la sfida è trasformare il patrimonio produttivo in sviluppo e opportunità per le nuove generazioni

Alice Pretto porta nel confronto il punto di vista delle nuove generazioni imprenditoriali, chiamate a misurarsi con trasformazioni tecnologiche, organizzative e culturali sempre più rapide. In questa intervista approfondisce il ruolo delle imprese nella crescita del Veneto, il valore delle filiere, la necessità di attrarre competenze e l’importanza della collaborazione tra imprese, associazioni e istituzioni.

Dott.ssa Pretto, quale contributo possono portare oggi i giovani imprenditori alle strategie di crescita e sviluppo del Veneto?

«Il Veneto ha costruito la propria forza sulla manifattura e su filiere ricche di competenze e vocazione internazionale. Credo che il contributo dei giovani imprenditori parta dalla capacità di riconoscere questo patrimonio e, contemporaneamente, di farlo evolvere.

Fare impresa conserva le responsabilità di sempre, ma sono cambiate la velocità delle decisioni e la complessità delle conseguenze da valutare. Tecnologie, geopolitica e cambiamenti sociali incidono sulla quotidianità delle aziende e ci chiedono di rivedere modelli consolidati. Credo che il contributo della nostra generazione stia anche nella disponibilità a mettere in discussione ciò che conosciamo, senza dimenticare quanto è stato necessario per costruirlo. Abbiamo la possibilità di guardare le cose da prospettive diverse, ma anche la responsabilità di trasformare quelle prospettive in scelte concrete. Questo significa andare oltre i confini della singola azienda, costruire collaborazioni e riconoscere che la crescita di ciascuna impresa è sempre più legata a quella del sistema produttivo in cui opera. Assumersi la responsabilità di far crescere un’impresa significa guardare ai risultati di oggi e a ciò che saremo capaci di lasciare a chi verrà dopo di noi».

Quali condizioni ritiene prioritarie per rendere il territorio sempre più attrattivo, dinamico e capace di generare valore?

«Il Veneto ha un patrimonio di competenze, cultura imprenditoriale e capacità produttiva costruito nel tempo. La sfida è farlo evolvere, perché la forza delle nostre filiere, da sola, non garantisce competitività. Imprese, università, centri di ricerca e istituzioni operano spesso a pochi chilometri di distanza. Fare sistema significa trasformare questa vicinanza in progetti concreti, dal trasferimento tecnologico alle collaborazioni industriali, offrendo anche alle realtà più piccole opportunità difficilmente accessibili da sole. Servono inoltre infrastrutture materiali e digitali adeguate, energia a costi competitivi e strumenti che rendano possibili gli investimenti. L’attrattività riguarda anche le persone. Perché un giovane scelga di studiare, lavorare o fare impresa in Veneto servono opportunità professionali, ma anche mobilità, servizi, accesso alla casa e condizioni per costruire qui un progetto di vita. La qualità del territorio incide sulla competitività delle aziende e sulla loro capacità di attrarre e trattenere competenze».

Quali competenze e quali visioni servono oggi per guidare il cambiamento senza perdere il legame con l’identità produttiva del territorio?

«La trasformazione tecnologica sta ridefinendo le competenze di cui abbiamo bisogno, ma credo sia importante

distinguere tra la capacità di utilizzare una tecnologia e quella di comprenderne il potenziale per la propria impresa. Non tutte le aziende hanno bisogno delle stesse figure professionali e occorre saper riconoscere quali competenze siano davvero necessarie per innovare.

Accanto alla preparazione tecnica e manageriale servono curiosità, capacità di apprendere e disponibilità a rivedere le proprie convinzioni. Guidare un’impresa significa assumersi la responsabilità delle decisioni, ma anche riconoscere un’intuizione, indipendentemente da chi provenga, e creare le condizioni perché diventi un progetto concreto. Credo nell’incontro tra competenze tecniche e cultura umanistica. Nel manifatturiero esiste un patrimonio di conoscenze maturato nel lavoro. Il passaggio generazionale vissuto nella mia azienda mi ha insegnato che le competenze non appartengono a un’età e che il confronto funziona quando ciascuno trova lo spazio per portare il proprio contributo. L’identità produttiva del Veneto vive nella capacità di fare bene, risolvere problemi e innovare prodotti e processi. Preservarla significa permetterle di evolvere, non lasciarla immutata».

Quale ruolo possono avere associazioni, imprese e istituzioni nel sostenere investimenti, capitale umano e nuove opportunità per il Veneto?

«Nessuno di questi soggetti può affrontare da solo le trasformazioni in corso. Alle imprese spetta la responsabilità di investire e far crescere le persone. Le associazioni possono aiutare a riconoscere problemi che spesso condividiamo, anche quando ciascuno tende ad affrontarli da solo. Le istituzioni devono creare condizioni che permettano agli investimenti di realizzarsi, con regole chiare, tempi amministrativi adeguati e una visione che vada oltre il breve periodo. Penso soprattutto alla formazione. Secondo i dati Unioncamere, il disallineamento tra domanda e offerta di competenze raggiunge il 45%, con picchi superiori al 60% nelle aree scientifico-tecnologiche.

Non possiamo cercare professionalità solo quando servono. Come imprenditori dobbiamo contribuire a formarle, rafforzando il rapporto con scuole, ITS Academy e università e investendo nelle persone che già lavorano con noi. Innovare richiede risorse e investimenti i cui benefici, soprattutto per le imprese più piccole, non sono immediati. È necessario un contesto che accompagni questa trasformazione, perché non tutte partono dalle stesse condizioni. La sfida comune è trasformare le competenze e le relazioni già presenti in Veneto in opportunità concrete per chi sceglie di costruire qui il proprio futuro».

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Immagine di Cinzia Funcis
Cinzia Funcis
Coordinatrice di redazione e giornalista

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