FABA, la tecnologia che restituisce attenzione ai bambini

Share

Dalla necessità di offrire un’alternativa agli schermi alla crescita aziendale internazionale. Matteo Fabbrini racconta come FABA prova a mettere la tecnologia al servizio dell’infanzia, puntando su ascolto, immaginazione e un rapporto più consapevole con il digitale

Usare la tecnologia senza lasciare che occupi tutto lo spazio dell’infanzia: è da questa idea che nasce FABA. Il raccontastorie audio co-fondato da Matteo Fabbrini unisce l’esperienza nell’elettronica e nel licensing per offrire alle famiglie un’alternativa agli schermi. Attraverso la semplice tecnologia NFC e solo quattro tasti, FABA accompagna i bambini nell’ascolto e stimola immaginazione e capacità di immedesimazione in modo consapevole, lasciando che ognuno costruisca il proprio mondo interiore. Oggi l’azienda conta circa 50 persone, è market leader in Paesi come Italia, Spagna e Belgio e guarda a una costante espansione internazionale con nuovi contenuti originali.

Si ricorda il momento in cui è nata, nella sua testa, l’intuizione di FABA?

Matteo Fabbrini

«FABA nasce da due anni piuttosto difficili. Con Maikii avevamo venduto milioni di chiavette USB in 180 Paesi, superando i 30 milioni di fatturato, ma tra crisi del licensing, cloud e progressiva scomparsa delle porte USB, quel mercato stava rallentando. Abbiamo provato diversi progetti

senza trovare la svolta. Poi abbiamo unito ciò che sapevamo fare: elettronica, licensing, contenuti e prodotto. Durante un viaggio in Cina avevamo visto i primi smart speaker e giochi STEM con tecnologia NFC e, nello stesso periodo, tre di noi stavano diventando genitori. Abbiamo capito che volevamo creare qualcosa per i bambini, con il nostro brand finalmente in primo piano e un valore educativo».

I bambini di oggi crescono con l’intelligenza artificiale e gli schermi sempre a portata di mano. Quale ruolo dovrebbe avere, secondo lei, la tecnologia nella loro crescita?

«Non siamo contro la tecnologia: FABA stessa è un prodotto tecnologico. Il punto è usarla in modo consapevole. Noi nascondiamo una tecnologia complessa dietro quattro tasti, perché per il bambino deve essere semplice. Vogliamo offrire un’alternativa concreta agli schermi, senza giudicare i genitori. Il 75% dei bambini sa usare uno smartphone entro i tre anni: vietare non basta, servono consapevolezza e alternative. La tecnologia dovrebbe essere uno strumento, non l’ambiente dentro cui passa tutta l’infanzia».

Se dovesse immaginare i bambini che oggi utilizzano FABA tra vent’anni, quale qualità spera abbiano sviluppato anche grazie a esperienze come questa?

«Spero soprattutto immaginazione e capacità di ascolto. L’audio non chiude il racconto in un’immagine già pronta: ogni bambino costruisce il proprio mondo. Lo vedo anche in mia figlia, che inventa storie, gioca da sola ed è diventata un’avida lettrice. E poi, ascoltare è diverso da sentire: significa empatizzare con chi si ha davanti. In un mondo in cui tutto compete per la nostra attenzione, sarà una qualità sempre più preziosa».

Cosa cerca in tutte le persone che entrano a far parte di FABA, al di là delle competenze tecniche?

«Cerco ambizione e sintonia con la nostra missione. Vogliamo entrare in tutte le famiglie, non essere un prodotto per pochi, perché solo così possiamo avere un impatto reale su una generazione di bambini. Oggi il team FABA conta circa 50 persone e abbiamo finalmente una squadra completa. Cerco persone autonome, curiose, capaci di assumersi responsabilità e imparare dagli errori. Le competenze possono crescere; costruire una grande squadra è molto più difficile se manca il modo giusto di stare insieme».

Progetti futuri di FABA che può svelare?

«Vogliamo continuare ad allargare l’universo FABA senza perdere la semplicità che ci ha fatto crescere. Stiamo lavorando sui contenuti, ampliando il catalogo e sviluppando produzioni originali, e sull’espansione internazionale. Oggi siamo market leader in Italia, Spagna e Belgio e siamo appena entrati anche nei Paesi Bassi, con altri Paesi già in roadmap per i prossimi due anni. L’altro obiettivo è far dialogare sempre meglio prodotto fisico e digitale, mantenendo fermo il principio da cui siamo partiti: la tecnologia deve ampliare le possibilità offerte ai bambini, non diventare semplicemente un altro schermo».

condividi su:

Immagine di Guenda Novena
Guenda Novena
Guenda Novena è presentatrice e intervistatrice di eventi business e corporate. Scrive per Italia Economy, dove intervista amministratori delegati e imprenditori per raccontarne le storie, comprendere come prendono decisioni e come stanno guidando nei rispettivi settori.

Leggi anche

Vuoi ricevere le nostre ultime news? Iscriviti alla newsletter per rimanere sempre aggiornato

ARTICOLI PIÙ LETTI
ULTIMI ARTICOLI