Serenissima Ristorazione è una realtà di riferimento nel settore della ristorazione collettiva e commerciale, con una presenza radicata in Veneto e un’attività articolata in diversi ambiti: dalla ristorazione aziendale e scolastica a quella sociosanitaria
In questa intervista, Tommaso Putin, Vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione, approfondisce il ruolo dell’impresa nello sviluppo del territorio, il valore delle filiere e l’importanza del capitale umano per garantire qualità, continuità e innovazione nei servizi offerti alle comunità.
Quale ruolo può avere un’impresa strutturata come Serenissima Ristorazione nello sviluppo del territorio e nella qualità dei servizi offerti alle comunità?
«Il nostro contributo passa innanzitutto dalla capacità di garantire servizi affidabili e di qualità, capaci di rispondere a esigenze diverse: dall’alimentazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro fino ai contesti ospedalieri e sociosanitari, dove il pasto è parte integrante del percorso di cura e del benessere della persona.
La nostra crescita, che ci ha portato a superare i 620 milioni di euro di fatturato consolidato nel 2025 e a servire oltre 50 milioni di pasti all’anno, è strettamente legata alla capacità di investire in tecnologia, competenze e organizzazione. Ma lo sviluppo si misura anche nell’occupazione, nella valorizzazione delle professionalità e nella collaborazione con le realtà locali.
Privilegiare, dove possibile, fornitori del territorio e promuovere iniziative di recupero delle eccedenze alimentari significa contribuire concretamente all’economia locale e alla coesione sociale. Crediamo che un’impresa sia davvero competitiva quando riesce a coniugare solidità economica e responsabilità verso la comunità».
Il tema delle filiere è centrale per la crescita dei territori. In un settore come la ristorazione collettiva e commerciale, quanto contano organizzazione, qualità delle relazioni e capacità di fare sistema?

«Sono elementi determinanti. La ristorazione collettiva è un settore nel quale la qualità del servizio finale dipende da una catena articolata di attività: approvvigionamento delle materie prime, produzione, logistica e distribuzione. Ogni passaggio deve garantire sicurezza, continuità e controllo dei costi. In un contesto caratterizzato dalla volatilità dei prezzi delle materie prime, dell’energia e dei trasporti, diventa fondamentale costruire filiere resilienti, capaci di affrontare le criticità senza compromettere gli standard qualitativi. Questo richiede relazioni fondate sulla trasparenza, sulla fiducia e su una prospettiva di lungo periodo. In questo senso il fornitore diventa un partner con cui condividere obiettivi di efficienza, innovazione e sostenibilità. Una filiera sostenibile deve essere anche economicamente sostenibile: solo così può garantire continuità, tutelare il lavoro e generare benefici duraturi per tutti gli attori coinvolti».
Quali sono oggi le principali sfide per un gruppo che deve coniugare efficienza, sostenibilità, innovazione e personalizzazione del servizio?
«La sfida consiste nel tenere insieme obiettivi che devono rafforzarsi reciprocamente. Da un lato, dobbiamo migliorare l’efficienza organizzativa e produttiva per contenere l’impatto dell’aumento dei costi; dall’altro, siamo chiamati a garantire standard elevati di sicurezza alimentare, qualità nutrizionale e attenzione alle esigenze individuali. L’innovazione tecnologica è una leva fondamentale. I nostri centri produttivi rappresentano un esempio di come processi industriali evoluti possano coniugare controllo della qualità, organizzazione e riduzione degli sprechi. A questo si aggiungono la digitalizzazione dei processi, l’ottimizzazione dei consumi energetici e la ricerca di soluzioni che migliorino la gestione delle risorse lungo tutta la filiera. Ma innovare significa anche personalizzare. Nella ristorazione sociosanitaria, per esempio, non basta rispettare i requisiti tecnici e nutrizionali: occorre considerare il gradimento del pasto, le consistenze, le abitudini alimentari e le fragilità delle persone. Per questo integriamo competenze produttive, nutrizionali e assistenziali, sviluppando servizi calibrati sui diversi contesti.
La sostenibilità, infine, deve essere considerata in tutte le sue dimensioni: ambientale, sociale ed economica. Il nostro Report di Sostenibilità, redatto secondo gli standard europei ESRS, ci permette di misurare gli impatti e orientare le scelte future. L’obiettivo è crescere attraverso un modello competitivo e responsabile, capace di produrre valore nel lungo periodo».
Quali competenze e modelli organizzativi sono oggi più importanti per accompagnare la crescita di un’impresa e generare un impatto positivo sul territorio?
«Le persone sono il vero cuore del nostro Gruppo. Nella ristorazione collettiva operano professionalità diverse, competenze complementari tutte indispensabili per garantire qualità e continuità. Investire nella loro formazione e nella possibilità di crescere professionalmente significa rafforzare l’intera organizzazione.
Nel 2025 abbiamo erogato oltre 84mila ore di formazione attraverso la nostra Academy, confermando l’importanza che attribuiamo allo sviluppo delle competenze. Parallelamente, promuoviamo modelli organizzativi orientati al miglioramento continuo, come la Lean Organization, e investiamo in tecnologie che rendano i processi più efficienti e migliorino le condizioni operative.
Un altro aspetto fondamentale è la qualità dell’ambiente di lavoro. Stabilità, inclusione, attenzione al benessere e possibilità di conciliare vita professionale e personale sono elementi decisivi per attrarre e trattenere persone qualificate. La crescita, infatti, non può prescindere dalla valorizzazione del capitale umano.
Credo che il compito di un’impresa strutturata sia proprio questo: creare le condizioni affinché le persone possano esprimere il proprio potenziale, contribuendo a un’organizzazione più solida e innovativa. È così che lo sviluppo aziendale può tradursi in un impatto positivo sul territorio, attraverso occupazione qualificata, competenze diffuse e servizi capaci di rispondere alle esigenze reali delle comunità».




