A Padova la prima edizione del forum promosso da Italia Economy ha riunito istituzioni, associazioni, consulenti e imprese per approfondire strumenti, strategie e casi concreti di crescita nel mercato americano.
Informazioni affidabili, pianificazione, competenze specialistiche e una presenza costruita per gradi. Sono questi i principali elementi emersi dalla prima edizione di Imprese senza frontiere Veneto, il forum promosso da Italia Economy e ospitato nella Sala Consiliare di Palazzo Santo Stefano, dedicato alle strategie di ingresso e crescita delle imprese italiane negli Stati Uniti.
Moderato da Cristina Seymandi, coordinatrice di redazione di Italia Economy, l’incontro ha riunito rappresentanti istituzionali, associazioni imprenditoriali, professionisti e aziende che hanno già sviluppato una presenza sul mercato statunitense. Tre i livelli del confronto: il sostegno delle istituzioni alle PMI, gli aspetti operativi dell’accesso agli Stati Uniti e le esperienze maturate direttamente dalle imprese.
Istituzioni e territorio
Ad aprire i lavori è stata Caroline Chung, Consul for Commercial Affairs dell’U.S. Consulate General di Milano, che ha illustrato gli strumenti gratuiti messi a disposizione dal governo americano per analizzare mercati, territori, forza lavoro e incentivi. Dalle banche dati del Census Bureau alla piattaforma SelectUSA, le aziende possono confrontare gli Stati e le contee, approfondire i cluster industriali e costruire le proprie decisioni su dati concreti. «Il Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano, insieme al team dello U.S. Commercial Service, rimane a disposizione per accompagnare le imprese in questo percorso. Se state valutando una maggiore presenza in America, contattateci prima di compiere il passo», ha sottolineato Chung, ricordando anche il SelectUSA Investment Summit in programma a Washington nel maggio 2027.
È quindi intervenuto Davide Moro, Vicepresidente vicario della Provincia di Padova, presente in sostituzione di Michele Colaci. Nel suo saluto ha richiamato il patrimonio imprenditoriale e scientifico del territorio: «Il Veneto ha operosità e ingegnosità e, qui accanto, abbiamo un’Università che esprime grandi competenze. Dobbiamo sfruttarle e metterle a frutto per rafforzare la nostra comunità e i legami con gli Stati Uniti».
Nereo Tiso, Consigliere comunale del Comune di Padova e Presidente della II Commissione consiliare Politiche economiche, per il turismo e il marketing territoriale, ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale. «Affrontare le frontiere richiede competenza, ma non bisogna avere paura: esistono mercati aperti e occorre andarli a cercare. L’impresa non genera soltanto attività economica, ma posti di lavoro, professionalità, apertura e benessere per il territorio», ha osservato Tiso.
Franco Conzato, Amministratore Delegato di Venicepromex, ha evidenziato la necessità di accompagnare soprattutto le imprese di dimensioni minori in percorsi che richiedono risorse, informazioni e capacità di programmazione. «Per le PMI l’internazionalizzazione è un linguaggio complesso: va pianificata in termini di risorse umane e finanziarie. Il primo punto è disporre di informazioni certe sulle opportunità del mercato. Non parliamo di mera delocalizzazione, ma di processi fondati su partenariati e scambi capaci di creare valore per entrambe le parti».
Il sostegno alle imprese che vogliono crescere all’estero
Il primo panel, dedicato al sostegno delle istituzioni alle imprese, ha messo al centro strumenti finanziari, reti territoriali e servizi di accompagnamento.

Nicola Polato, Global Relationship Management Corporate Strategist di SIMEST, ha illustrato le soluzioni disponibili lungo le diverse fasi del percorso: dalla partecipazione alle fiere e dall’apertura di uffici commerciali fino agli investimenti produttivi e alle acquisizioni. «SIMEST vuole essere un compagno di viaggio: mettiamo a disposizione finanza, ma anche partnership e supporto nella strutturazione di un piano di investimento all’estero. Possiamo accompagnare l’impresa dalla prima vendita fino a un insediamento stabile, entrando anche come soci di minoranza nella società estera», ha spiegato Polato.
A rappresentare il sistema associativo è stato Jonathan Morello Ritter, Vicepresidente di Confapi Padova, intervenuto al posto del Presidente Marco Trevisan. Il suo contributo ha richiamato la distanza tra la dimensione globale dei mercati e quella, spesso molto contenuta, delle imprese italiane. «Oggi viviamo un paradosso: il mercato è pienamente globale, mentre le nostre imprese sono spesso molto piccole. Per questo diventano fondamentali strumenti rapidi, accompagnamento e coordinamento tra associazioni e istituzioni, così da trasformare le opportunità disponibili in progetti realmente accessibili alle PMI», ha affermato Morello Ritter.
Come scegliere dove e come investire negli Stati Uniti
Il secondo panel ha approfondito gli aspetti strategici, territoriali, legali e fiscali legati all’ingresso nel mercato statunitense.
Sabrina Riccardi, Rappresentante di JobsOhio in Italia, ha indicato i fattori da valutare nella scelta della localizzazione: logistica, disponibilità di competenze, energia, infrastrutture, fiscalità e capacità del territorio di accompagnare l’investitore. «Negli Stati Uniti non esiste una soluzione ottimale valida per tutti: esiste la soluzione migliore, diversa per ciascuna azienda. Occorre partire dai dati e ponderare ogni fattore in relazione al progetto, perché incentivi, costi e caratteristiche della forza lavoro cambiano sensibilmente da uno Stato all’altro», ha spiegato Riccardi. JobsOhio, ha aggiunto, opera come facilitatore durante l’intero ciclo del progetto, mettendo in relazione l’impresa con comunità locali, fornitori, professionisti e gestori dei servizi.
Luigi Mercuri, Presidente del Council of American States in Europe, ha presentato il ruolo delle Economic Development Organizations. «Le EDO non sono semplici facilitatori burocratici: offrono informazioni, servizi, introduzioni e incentivi e fungono da ombrello rispetto agli attori regionali. L’obiettivo è accompagnare l’azienda nella ricerca del territorio più adatto e metterla in contatto con il network locale necessario a realizzare l’investimento», ha chiarito Mercuri, ricordando che CASE riunisce gli Stati americani dotati di una rappresentanza stabile in Europa.
Daniele Ferretti, Of Counsel North America di Rödl, ha richiamato l’importanza di comprendere una cultura giuridica nella quale il contratto assume un ruolo centrale. «Il sistema americano è complesso, ma dentro questa complessità l’imprenditore può godere di un’ampia libertà. Proprio per questo occorre prestare grande attenzione ai vincoli, alle dichiarazioni inserite nei contratti e alle differenze tra i singoli Stati, affidandosi a professionisti che conoscano entrambi i contesti», ha evidenziato Ferretti.
Filiberto Calascibetta, Partner di Rödl USA, Console Onorario d’Italia ad Atlanta, Georgia e Certified Public Accountant, si è concentrato sulla pianificazione fiscale e societaria. «La complessità fiscale e amministrativa va analizzata per tempo, così da poterla gestire ed evitare le trappole più frequenti. La scelta della struttura societaria, la presenza in più Stati, la sales tax e il costo del personale richiedono valutazioni specifiche: il mercato offre grandi opportunità, ma deve essere affrontato con specialisti che accompagnino l’impresa lungo tutto il percorso», ha affermato Calascibetta.
Tre esperienze italiane nel mercato americano
L’ultimo panel ha portato sul palco tre esperienze d’impresa, mostrando come non esista un unico modello di espansione negli Stati Uniti.
Rocco Lorenzo Finco, CFO di Finco 1865 S.p.A., ha raccontato l’evoluzione di un’azienda familiare che da decenni opera negli Stati Uniti nel settore delle pelli di alta gamma. La crescita ha richiesto una maggiore strutturazione dei rapporti con distributori e clienti, una gestione più puntuale della logistica e del capitale circolante e un dialogo costante con il sistema finanziario. «Nei rapporti costruiti in dieci, venti o trent’anni è fondamentale sapersi adattare. Come italiani ci vengono riconosciute creatività, flessibilità e capacità di interpretare il gusto: questo deve diventare un forte punto di vendita negli Stati Uniti, soprattutto nei segmenti di nicchia», ha osservato Finco.
Roberto Pavin, CFO di Sirmax, ha ripercorso il passaggio dall’export alla produzione locale e le complessità organizzative connesse alla gestione di una realtà manifatturiera internazionale. «Negli Stati Uniti bisogna imparare rapidamente a pensare e agire in grande, affidandosi a veri traduttori culturali: professionisti capaci di conoscere il mercato americano e, allo stesso tempo, il modo di ragionare delle imprese italiane», ha spiegato Pavin. L’esperienza ha insegnato anche a non considerare acquisito alcun risultato: «Bisogna guadagnarsi la fiducia del mercato ogni giorno. Non c’è niente di scontato o consolidato per sempre: servono prontezza finanziaria, capacità di adattamento e un team locale competente».
Laura Piccinato, Investment Manager di BeNice Holding, ha descritto l’espansione nordamericana del Gruppo Nice e il ruolo delle operazioni straordinarie nella crescita internazionale. «L’ingresso in un nuovo mercato viene normalmente costruito per gradi: prima si valida la presenza di uno spazio commerciale e di un vantaggio competitivo, poi si può passare a una società commerciale e, infine, a investimenti strategici più strutturati», ha spiegato Piccinato. La valutazione deve integrare ricavi, costi, localizzazione e profilo di rischio: «Il team corretto e il consulente corretto generano un valore aggiunto altissimo. Le differenze normative, contrattuali e culturali rendono essenziale poter contare su competenze solide e bilingui, tanto nella fase iniziale quanto nella gestione di una presenza ormai consolidata».
Un percorso che prosegue
L’incontro si è concluso con un aperitivo di networking dedicato alle relazioni B2B, proseguendo il dialogo tra relatori, imprese e istituzioni. La tappa veneta ha confermato il valore di un approccio integrato: dati pubblici e strumenti istituzionali, sostegno finanziario, assistenza professionale, conoscenza dei territori e confronto con chi ha già affrontato il mercato americano.
Imprese senza frontiere proseguirà con nuovi appuntamenti, consolidando il percorso di Italia Economy verso SelectUSA e creando ulteriori occasioni di collegamento tra il sistema produttivo italiano e gli ecosistemi economici statunitensi.




